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Diritti umani negli Stati Uniti d’America

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I diritti umani negli Stati Uniti d’America trovano tutela nella Costituzione degli Stati Uniti, nel paragrafo riguardante la „Carta dei Diritti“.

I diritti civili come quello di manifestare il pensiero, la libertà religiosa e i diritti economici sulla libertà d’impresa sono tra i più ampi del mondo, mentre vi sono mancanze riguardo a diritti sociali di vario tipo. Nel I emendamento, si stabilisce che

« il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d’inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie. »

Il V e il VI emendamento garantiscono il diritto ad un giusto processo e il diritto alla difesa. Il XV emendamento garantisce il diritto di voto senza discriminazioni. L’VIII emendamento proibisce le punizioni crudeli o inusuali:

« Excessive bail shall not be required, nor excessive fines imposed, nor cruel and unusual punishments inflicted. »

« Non si dovranno esigere cauzioni eccessivamente onerose, né imporre ammende altrettanto onerose, né infliggere pene crudeli e inconsuete. »

Tuttavia è in vigore la pena di morte, a livello federale, militare e in 38 Stati (sebbene solo una minoranza di essi esegua numerose condanne). Non vi sono garanzie riguardanti il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, anche se ci sono dei programmi pubblici (scuola pubblica, Medicare, Medicaid, Obamacare).

Il governo statunitense è stato frequentemente accusato di violare i diritti umani con atti come tortura, estradizioni illegali, omicidi, carcerazioni senza processo (violazione del diritto di habeas corpus), imperialismo, crimini di guerra, neocolonialismo, trattamenti inumani e degradanti e supporto a dittature estere. Gli Stati Uniti sono firmatari della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la principale organizzazione per i diritti umani e i diritti civili interna agli USA è l’American Civil Liberties Union. Tuttavia non hanno riconosciuto la giurisdizione della Corte penale internazionale.

Nel 1492 Cristoforo Colombo sbarca nell’attuale continente americano, su alcune isole caraibiche. Gli spagnoli sono i primi a esplorare il territorio americano, seguiti dagli inglesi nel 1497, dagli olandesi nel 1609 e dai francesi nel 1652. Nei secoli seguenti gli europei fondano diverse colonie: la prima colonia britannica di successo venne fondata nel 1607 dagli inglesi, a Jamestown nella Virginia. Sino al 1621 il rapporto tra nativi e coloni risulta pacifico. Nel 1622 iniziano i primi scontri con i nativi americani che durano sino al 1890, con il quasi totale sterminio delle popolazioni native (si stima ci siano nel continente americano, allo sbarco di Cristoforo Colombo, circa 90 milioni di persone, di cui tra gli 8 e i 40 nel Nord America). Secondo altri studiosi invece i nativi dell’America settentrionale sono soltanto un milione. Lo storico David Stannard stima che negli anni successivi al 1492 sono morte, a causa di violenza o malattia, tra le popolazioni native dell’intero continente, 100 milioni di persone. Ward Churchill, professore di etnologia alla University of Colorado, stima la riduzione delle popolazioni indigene del Nord America da circa 12 milioni nel 1500 a circa 237.000 nel 1900 rappresentando ciò un „immenso genocidio… il più grande mai registrato.“ Sin dall’inizio le potenze europee deportano milioni di individui dal Continente Africano verso le Americhe. Si stima che la Tratta degli schiavi abbia coinvolto dai 12 ai 21 milioni di persone. Gli schiavi e le popolazioni native sono sottomessi, potendo contare i coloni sulla superiorità tecnica e militare nelle varie ribellioni e nei vari conflitti che si succedono in questo periodo storico. La popolazione dei coloni è principalmente formata da agricoltori. Secondo l’organizzazione femminista Women International Center l’uomo possiede virtualmente la moglie ed i figli. Se un uomo povero decide di mandare i figli all’orfanotrofio, la moglie non ha possibilità legale di obiettare. Diverse comunità, comunque, modificheranno la common law per permettere alle donne di agire nei tribunali e, previo consenso del marito, per possedere beni propri. Numerosi mercanti divengono molto ricchi fornendo i loro beni alla popolazione agricola e finiscono per dominare la società delle città[senza fonte]. Discusso è il contributo del Nordamerica nel cosiddetto black holocaust sports water bottles. Vi furono persecuzioni per motivi religiosi o ideologici verso le minoranze o singoli individui (cfr. processo alle streghe di Salem).

In seguito ad un anno di guerra, grazie anche all’alleanza con la Francia e i Paesi Bassi, il Congresso delle Tredici colonie britanniche proclama l’indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna. Continuano però le battaglie tra i coloni e l’esercito britannico, in quella che viene definita come Rivoluzione Americana, sino al 1783, anno in cui viene sottoscritto il Trattato di Parigi, che pone fine alla guerra. Inizia così il percorso che porta nel 1789 alla Costituzione Americana e all’elezione del primo presidente degli Stati Uniti, George Washington. In seguito il Congresso approva molte leggi per l’organizzazione del governo e la Carta dei Diritti degli Stati Uniti d’America. La situazione in tutto il periodo rimane, per quanto riguarda le condizioni della gran parte della popolazione, comunque terribile; tra sanguinose guerre interne e contro l’impero britannico, carestie e migrazioni dei coloni dal sud al nord, la schiavitù perdurante di milioni di individui, lo sterminio delle popolazioni native, la guerra intrapresa contro il Messico dal 1846 al 1848, che porta all’annessione del Texas, della California e del Nuovo Messico, i valori umani finiscono sempre in secondo piano rispetto alle mire espansionistiche e economiche del Congresso e della classe dominante.

Le grandi differenze culturali e sociali, tra il nord industrializzato e il sud agricolo, le divergenze sullo schiavismo, sostenuto soprattutto dai proprietari terrieri del sud, portano alla secessione del 1861, con la creazione degli Stati Confederati d’America. Le condizioni della gran parte della popolazione rimangono comunque terribili; la divisione tra i ricchi, gli industriali del nord i proprietari terrieri del sud, e il resto povero della popolazione, per gran parte di origini africane, diviene sempre più marcata[senza fonte]. Un ulteriore peggioramento avviene allo scoppio della Guerra dii conclude la guerra: per via principalmente della maggior miseria e minori risorse, i sudisti escono soccombenti.

Alla fine della guerra gli Stati Uniti sono ancora divisi. Nel sud la politica di ricostruzione continua per un decennio e molte leggi sui diritti civili vengono abbandonate. Continua l’espansionismo verso ovest, alimentato da nuovi flussi migratori, che porta a ulteriori conflitti con i nativi Sioux e Apache, che vengono allontanati dai loro territori. L’industria si espande rapidamente e gli Stati Uniti divengono potenza economica dominante tra le potenze del periodo. L’esplosione economica viene accompagnata dalla crescita del populismo e del movimento operaio americano (nel 1892 viene creato il Partito Populista). Nell’arco di tempo dal 1840 al 1920 avviene un flusso migratorio dall’Europa, senza precedenti: 37 milioni di individui, in cerca di opportunità economiche e terreni da coltivare, giungono dall’Italia, dall’Irlanda, dalla Germania, dalla Gran Bretagna. Le procedure di immigrazione sono rese particolarmente complesse per giapponesi e cinesi con lo scopo di ridurre, sin quasi ad azzerare, i nuovi arrivi. Gran parte dei lavoratori delle fabbriche e degli agricoltori vivevano in condizioni pessime, sotto pagati, senza assistenza sanitaria, né diritto all’istruzione o alla casa; la condizione della gran parte della popolazione di basso ceto permase di estrema miseria. Dal 1890, in seguito ad una grave crisi economica e soprattutto su pressione dei leader dell’industria spinti dal fine di aumentare il commercio nei mercati d’oltremare, inizia una politica d’espansionismo, che porta alla Guerra ispano-americana per il possesso di Cuba, alla Guerra filippino-americana iniziata nel 1899, all’occupazione militare di molti paesi dell’America Latina.

Durante la paura rossa e a causa del timore dell’immigrazione ci furono grandi discriminazioni nei confronti di immigrati e ceti deboli, come si vide nel caso degli anarchici Sacco e Vanzetti; casi simili di intolleranza politico-sociale risalgono all’episodio dei martiri di Chicago o ai numerosi linciaggi di persone di colore. Inoltre l’imposizione del proibizionismo sugli alcolici e sulla droga arricchì la mafia italoamericana e favorì le carcerazioni facili.

Gli USA sono stati accusati dopo la seconda guerra mondiale di aver violato il diritto bellico e le Convenzioni di Ginevra con il bombardamento di Dresda e quello atomico su Hiroshima e Nagasaki.

Una delle più antiche associazioni per i diritti umani è l’NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), attiva dal 1909, viene costituita con l’intento di assicurare uguaglianza di diritti politici, all’istruzione, sociali e economici di tutte le persone e di eliminare l’odio e la discriminazione razziale.
Altro importante movimento per i diritti umani è la Leadership Conference on Civil and Human Rights fondata nel 1950 da 30 associazioni dei diritti civili,; una coalizione che oggi raggruppa 200 associazioni statunitensi per i diritti umani. Nasce con lo scopo di promuovere il rafforzamento e l’entrata in vigore di legislazioni e politiche per l’affermazione dei diritti civili. La più celebre associazione è però l’American Civil Liberties Union (ACLU).

L’acqua potabile è accessibile dal 100% dei cittadini. Il livello di denutrizione è inferiore al 2,5%.

Il diritto all’abitazione, protetto dall’articolo 8 della Dichiarazione ONU sul Diritto allo Sviluppo, non è garantito, anche se esistono, solo in alcune zone, programmi di edilizia popolare.

Esiste la scuola pubblica aperta a tutti e obbligatoria fino a 16 anni minimo, istituita nel 1964; vi sono borse di studio per le High school e le università non statali, che garantiscono da sempre un livello di istruzione superiore rispetto a quelle pubbliche, che subiscono tagli e attacchi da parti politiche che vorrebbero smantellarle. Negli Stati Uniti sono presenti le scuole più costose del mondo per quanto riguarda l’università, sia che si parli di scuole pubbliche, sia che ci si riferisca alle scuole private: le tasse annuali di iscrizione si aggirano intorno ai 20,000 $ per le scuole pubbliche, mentre arrivano e spesso possono superare i 60,000$ per quanto riguarda le università private. Fino al liceo la scuola è però del tutto gratis, compresi i libri e l’iscrizione. Ogni stato federato ha una limitata autonomia per quanto riguarda l’educazione scolastica; devono attenersi a delle caratteristiche generali proposte dalla Costituzione degli Stati Uniti relative a fondi, controlli, insegnanti e loro certificazione, libri di testo, biblioteche. Gli studenti talvolta possono usufruire del mutuo studentesco (talvolta oggetto anche di truffe), cifra ingente che tuttavia devono restituire completamente alla fine del percorso scolastico. Negli anni della presidenza Obama si è tentato di aiutare con sussidi gli studenti, per evitare debiti insoluti e problemi al sistema scolastico, come una possibile bolla finanziaria in procinto di scoppiare.

Negli Stati Uniti il diritto alla salute non è garantito costituzionalmente, benché vengano spese ingenti parti del bilancio statale in ospedali pubblici. Le cure mediche sono erogate ai soli cittadini coperti da assicurazione sanitaria (le cure d’emergenza vengono effettuate ma debbono essere pagate in seguito). Secondo le statistiche del US Census Bureau nel 2006 il 67,9% (68,5% nel 2005) delle persone erano coperte da assicurazioni private stipulate dai datori di lavoro, il 27% (27,3% nel 2005) erano coperte da assicurazione sanitaria garantita dal governo, il 15,8% (15,3% nel 2005) non aveva nessun tipo di assicurazione; il numero di persone non coperte da assicurazione sanitaria è passato dai 35 milioni del 1990 ai 47 milioni nel 2006, su una popolazione di circa 300 milioni di abitanti. La percentuale dei bambini sotto i diciotto anni di età privi di assicurazione sanitaria subisce un incremento passando dal 10,9% (8 milioni) del 2005 all’11,7% (8,7 milioni) nel 2006 Il cosiddetto Obamacare ha migliorato seppur di poco la situazione. Gli interventi di emergenza vengono effettuati ma il paziente deve successivamente restituire la cifra spesa dall’ospedale, anche tramite mutuo. Secondo Amnesty Internatonal il tasso di mortalità delle partorienti è passato da 6.6 morti ogni 100.000 nascite del 1987 a 13.3 morti su 100.000 nel 2006. Sebbene rimanga bassa e gli incrementi registrati siano dovuti anche al miglioramento della qualità dei dati raccolti, resta il fatto che la mortalità materna continua ad aumentare in modo significativo. Nonostante una spesa sanitaria tra le più alte nel mondo (86 miliardi di dollari all’anno), ogni giorno due/tre donne perdono la vita per complicazioni sorte durante la gravidanza e al parto.

I malati psichici, anche se non pericolosi e non condannati per reati (in questo caso esistono i manicomi criminali), possono venire ospedalizzati forzatamente in manicomio, se viene richiesto dall’autorità. Anche chi accetta il ricovero volontariamente, lo richiede di proposito o viene ricoverato dalla famiglia ancora minorenne, può venire trattenuto a tempo indeterminato contro la sua volontà, a discrezione del medico. Il sistema psichiatrico americano (peraltro diffuso, in queste modalità, non solo negli Stati Uniti) è stato criticato e denunciato dal medico Thomas Szasz e dai movimenti dell’antipsichiatria.

Il tasso di disoccupazione è del 4,6% nel 2006, ma nel 2008 è aumentato. Secondo Human Right Watch circa 800.000 bambini lavorano nell’ambito dell’agricoltura Il diritto al lavoro non è riconosciuto, nel senso che il governo non si interessa attivamente per trovare occupazione ai propri cittadini. Esistono enormi sperequazioni sociali, e i programmi di assistenza e welfare, esistenti dall’epoca del New Deal di Franklin Delano Roosevelt e incrementati durante la Great Society di Lyndon Johnson e la presidenza Clinton, non bastano a sostenere i molti disoccupati. Tra le minoranze etniche la disoccupazione oscilla tra il 20 e l’80 %, spesso con lavori precari. Durante la presidenza Obama il tasso di disoccupazione è del 6,3 % nel 2014, minore rispetto al 2009. Il licenziamento è estremamente facile per il datore di lavoro.

Un rapporto pubblicato dalla Voce dell’America, ripreso poi a fini propagandistici da media cinesi e iraniani, il 4 febbraio 2007 rivela che secondo uno studio svolto dalle università di Harvard e McGill, tra 173 paesi con redditi differenti, solo Stati Uniti, Lesotho, Liberia, Swaziland e Nuova Guinea non hanno previsto un reddito per la maternità. Per quanto riguarda le ferie annuali retribuite anche in questo caso non c’è una legge codificata, ma è il datore di lavoro a decidere in questi casi. I sindacati hanno fama di essere corrotti e poco efficaci. Non c’è una legge per stabilire il minimo ed il massimo delle ore lavorative. L’articolo conclude che le condizioni dei lavoratori americani siano tra le peggiori del mondo industrializzato.

Nel luglio 2006, un tribunale del Minnesota ha condannato l’azienda di supermarket Wal-Mart per aver violato negli anni precedenti le leggi statali sugli orari lavorativi ed i redditi e la mancanza di recupero degli straordinari dei lavoratori.

La mortalità sul lavoro risulta inoltre molto alta: nel 2012 ci furono 4.383 infortuni mortali sul lavoro negli Stati Uniti, cifra peraltro minore rispetto a quella degli anni precedenti. Dall’altra parte il bilancio dei lavoratori non assicurati è sempre in aumento.

Nel 2016 l’agenzia Bloomberg News ha diffuso la notizia della denuncia di Oxfam America, secondo la quale alcune delle più grandi aziende americane di lavorazione della carne di pollo negano ai loro operai di andare in bagno durante il turno lavorativo, tanto che certi dipendenti si sono ridotti ad indossare un pannolino mentre lavorano.

Il sistema giudiziario e di repressione della criminalità degli Stati Uniti è stato spesso criticato come non imparziale e arbitrario.

Nei processi talvolta si sono verificati casi in cui mancava l’imparzialità, soprattutto quando la giuria era composta da bianchi e l’imputato era appartenente ad una minoranza etnica. Quando negli USA scoppiò il caso O. J. Simpson (poi assolto in un controverso processo), l’avvocato che se ne occupò dichiarò apertamente che gli assassini ricchi non finiscono quasi mai nei bracci della morte perché, potendo permettersi avvocati famosi e costosi, sono meglio tutelati legalmente rispetto agli altri. L’avvocato e scrittore Scott Turow afferma, nel suo libro Ultimate Punishment, che i sospettati che non sono in grado di ingaggiare avvocati importanti finiscono nelle mani di quelli d’ufficio, spesso scarsamente motivati o incompetenti e quindi, anche se sono innocenti, non avendo un avvocato che sia in grado di dimostrarlo, vengono condannati a morte da giurie che non vogliono rischiare di rimettere in circolazione un possibile feroce criminale. Secondo accurate ricerche la maggioranza dei condannati a morte negli USA sono persone povere e appartengono a fasce di popolazione considerate dall’opinione pubblica più “sospette” (afroamericani, latinoamericani, immigrati, nativi ecc.).

Gli USA sono uno dei paesi mantenitori della pena di morte; dopo Cina, Iran, Iraq e Arabia Saudita, sono il paese con più esecuzioni all’anno.

Alcuni metodi d’esecuzione sono stati molto discussi e attualmente sono in uso l’iniezione letale (in maggioranza), la fucilazione (solo in Utah) e la sedia elettrica. Non in tutti gli Stati della federazione americana si applica la pena di morte: in alcuni è stata abolita, oppure la sua esecuzione è stata sospesa.

La pena di morte è comunque prevista per reati federali e militari, anche per cittadini di Stati dell’Unione in cui la pena di morte non è prevista per reati non federali. L’ultima esecuzione federale è stata quella di Timothy McVeigh (2001), responsabile dell’attentato di Oklahoma City. Lo Stato più attivo è il Texas, seguito da Arizona, Georgia, Virginia, Oklahoma e Ohio. Gli stati abolizionisti sono 18 (più il DC e Porto Rico), la maggioranza dei quali stati della costa orientale, come quelli della zona chiamata New England; 8 sono quelli in moratoria. Sono quindi 26 gli stati (più il D.C. e Porto Rico, per un totale di 28 territori dell’unione) che di fatto non applicano la pena capitale e 24 (su 50/52) quelli che ne fanno uso, più o meno regolare;

A causa di problemi giuridici, da più parti si è invocata una nuova moratoria dal 2014, come avvenne dal 1972 al 1976 e nel 2007-08. Gli USA hanno votato contro alla moratoria universale della pena di morte dell’ONU (2007) e si sono rifiutati di applicare la risoluzione. Queste misure non servono nemmeno da deterrente, se è vero che il tasso di criminalità rimane altissimo in molte città e quartieri degradati. Inoltre è presente il criterio, denunciato da suor Helen Prejean, autrice di Dead Man Walking, della selettività prima di emettere la sentenza a morte; in pratica la giuria decide che un detenuto deve morire o no a seconda di chi è la vittima: se questa appartiene ad un ceto non agiato il caso non viene neanche seriamente indagato. Il New York Times ha pubblicato diversi articoli che riguardano i molti problemi degli studi legali che, per mancanza di fondi (procurata spesso da eccessivi tagli governativi), non possono garantire una difesa d’ufficio ai condannati a morte. Sono emersi anche casi di imputati mandati a morte che durante il processo sono stati difesi da avvocati d’ufficio che si sono presentati ubriachi, dopo aver fatto uso di droghe pesanti o che si sono addormentati per tutta la durata dell’udienza. Dal punto di vista costituzionale, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che gli avvocati d’ufficio non hanno nessuna responsabilità se vengono commessi errori giudiziari, anche nel caso che siano assenteisti o incompetenti. Secondo la Commissione Ryan dell’Illinois i criteri per i quali la pena di morte può essere decretata devono essere ridotti, l’imputato può essere condannato a morte solo nei seguenti casi:

Spesso è stato equiparato all’omicida materiale reo confesso anche il presunto mandante, e talvolta solo il mandante ha ricevuto la sentenza capitale; frequentemente la pena di morte è stata comminata sulla base della sola parola dell’omicida, il quale tramite il patteggiamento (plea bargaining) si è assicurato una pena minore. In Texas è in vigore la legge delle bande („law of parties“) per cui viene condannato anche un complice che non partecipi all’azione omicida, anche se tale azione non era a conoscenza del condannato o egli non la approvava. In molti Stati chi fornisce l’arma o è ritenuto a conoscenza del crimine può essere considerato, penalmente, complice o mandante morale.

Nel corso della storia degli Stati Uniti le esecuzioni dei condannati a morte sono state eseguite tramite vari metodi. Dal 1977 al 2003 le esecuzioni sono state:

Dal 2004 al 2005 le esecuzioni sono state circa 160. La sedia elettrica fu introdotta nel 1889 come sostituzione della forca, ritenuta ormai un mezzo barbaro. Il condannato veniva legato alla sedia mani e caviglie, gli venivano applicati elettrodi di rame al corpo e una calotta alla nuca con affissa una spugna imbevuta di una soluzione salina per far circolare meglio l’elettricità. Le scariche di elettricità provocavano l’arresto cardiaco e bloccavano la respirazione. La camera a gas fu introdotta verso la fine degli anni trenta del Novecento.

Il condannato veniva rinchiuso in una stanza con pareti d’acciaio a tenuta stagna e dopo pochi minuti veniva liberato cianuro nell’aria. La morte avveniva per asfissia. L’iniezione letale venne introdotta nel 1977, a seguito delle molte polemiche dovute alla brutalità delle esecuzioni mediante sedia elettrica e camera a gas. L’iniezione letale consisteva inizialmente nell’immissione nelle vene del condannato di veleno (cloruro di potassio nella maggior parte dei casi) e di una sostanza chimica che provocava la paralisi dei muscoli (bromuro di curaro). La morte avveniva a causa dell’arresto cardiaco e della paralisi del diaframma, che impediva la ventilazione dei polmoni.

Gli oppositori alla pena di morte contestano spesso quelli che i sostenitori definiscono (o definivano) metodi cosiddetti “umanitari”, che renderebbero l’esecuzione indolore.

La fucilazione e l’impiccagione, malgrado la reintroduzione della pena di morte senza specifico richiamo al metodo di esecuzione nel 1976, sono state ben presto abbandonate, in quanto giudicate crudeli e disumane (in alcuni casi, prima della morte del condannato, passavano alcuni minuti). La camera a gas, malgrado sia stata presentata come un metodo moderno e fatto per evitare al condannato inutili sofferenze, si dimostrò ben presto inefficiente (il caso più noto è quello di Donald Harding, in Arizona, che impiegò undici minuti prima di morire) e suscitò molte polemiche e proteste per il fatto che era stata utilizzata dai nazisti. La sedia elettrica, che fino al 2000 era il mezzo più utilizzato perché considerato il “meno crudele possibile”(dal 1890 al 2000 in 26 stati americani le esecuzioni con la sedia elettrica sono state 4300), si è rivelata un metodo brutale in quanto spesso le prime scosse elettriche non uccidevano il condannato, che era costretto ad aspettare in agonia il responso del dottore, prima di ricevere altre scariche che gli provocavano l’arresto cardiaco.

Inoltre, a causa di guasti agli impianti elettrici o all’incompetenza degli addetti, sono presenti dei casi nei quali i condannati bruciavano letteralmente sulla sedia elettrica, famoso il caso di Pedro Medina, in Florida. Un altro caso noto è quello di Allen Davis, in Florida, che ha portato la Corte Suprema a discutere sulla costituzionalità della sedia elettrica. L’iniezione letale, considerato tutt’oggi un mezzo “umano e progressista” per mettere fine ad una vita umana, è stata introdotta per ragioni politiche. Dopo il caso Furman vs. Georgia era necessario, per i sostenitori della pena capitale, trovare un metodo che rendesse, agli occhi della popolazione sempre più piena di dubbi, l’esecuzione accettabile dal punto di vista della solidarietà nei confronti del condannato.

Malgrado venga descritto come indolore, questo tipo di metodo può produrre atroci sofferenze. Spesso possono avvenire errori sulla giusta quantità di sostanza anestetizzante da iniettare prima del veleno o non si teneva conto della capacità di resistenza del corpo del condannato all’anestetico; tutto questo lasciava il condannato paralizzato e cosciente in agonia per vari minuti. Dal punto di vista legale nella maggioranza degli Stati dove oggi viene praticata mancano i protocolli e il personale all’altezza necessari per la messa in atto. Malgrado le numerose ricerche che dimostravano queste tesi la Corte Suprema degli USA, nel 2008, ha dichiarato, sette voti contro due, costituzionale l’iniezione letale. Per concludere viene citato il caso del condannato Thomas Smith, nell’Indiana: Smith dovette, infatti, attendere cosciente per 36 minuti prima che gli venisse iniettato il veleno letale, in quanto gli addetti non riuscivano a trovare la vena giusta. Nel caso di Clayton Lockett (2014) vi furono 45 minuti di agonia, a causa di una miscela sbagliata, midazolam in quantità non sufficiente oltre al cloruro di potassio, in seguito alla mancanza dei farmaci „tradizionali“ (pentothal), usati per addormentare il condannato prima del cloruro di potassio; la penuria è dovuta al boicottaggio delle case farmaceutiche europee. Nel 2015, con molti dubbi, la Corte Suprema ha ri-autorizzato l’uso del midazolam, dopo averlo bloccato per quasi un anno.

Un deputato repubblicano dell’Oklahoma, Mike Christian, ha dichiarato nel 2014: «Mi rendo conto che può sembrare duro ma, come padre ed ex uomo di legge, davvero non mi importa se [l’esecuzione] è per iniezione letale, sedia elettrica, fucilazione, impiccagione, ghigliottina o dati in pasto ai leoni».

Alla discussione sui metodi e sulla loro „umanità“ va aggiunto che, secondo l’opinione di alcuni studiosi, la vera tortura imposta al condannato è costituita dall’attesa nei bracci della morte, che molto spesso dura anni, in alcuni casi anche 20-30 e dall’idea di impotenza nel trovarsi incatenato di fronte ad un pubblico ostile che sta per ucciderti. Alla pena di morte è aggiunta la punizione aggiuntiva della reclusione a vita spesso in isolamento.

Inoltre bisogna tener conto della sofferenza morale costituita dalle varie pratiche pre-esecuzione: il totale isolamento del condannato in una cella, la misurazione della taglia del vestito per la sepoltura, il certificato di morte firmato in anticipo, l’ultimo pasto in totale solitudine, le sospensioni all’ultimo momento, le complicazioni tecniche ecc.

Solo nel 2005 è stata dichiarata incostituzionale in tutto il paese l’esecuzione dei minorenni, compresi coloro che erano minorenni solo all’epoca del fatto, mentre nel 2014, abbassando i criteri del quoziente d’intelligenza sotto la cui soglia non si può mai procedere ad esecuzione capitale (inferiore a 70), è stata abolita – in teoria – la pena di morte contro i minorati mentali, seguendo un precedente pronunciamento del 2003 che la giudicava punizione crudele e contraria quindi all’ottavo emendamento.

Gli Stati Uniti d’America hanno la più numerosa popolazione carceraria del mondo, in una percentuale superiore a quella dei regimi dittatoriali. Con meno del 5% della popolazione mondiale, gli USA hanno circa il 25% della popolazione carceraria mondiale.

Secondo un rapporto del Dipartimento di Giustizia USA del 2006, oltre 7,2 milioni di persone erano in quel momento in prigione o sotto varie forme di custodia, ossia circa 1 americano su 45. Secondo l‘International Centre of Prison Studies presso il King’s College London, di questi 7,2 milioni, 2,3 sono effettivamente in prigione.

Al secondo posto nella classifica mondiale viene la Repubblica Popolare Cinese con 1,6 milioni, ma con una popolazione complessiva oltre quattro volte maggiore di quella degli USA. Anche ignorando le proporzioni, gli USA detengono comunque una popolazione carceraria più elevata di Cina, Iran e Corea del Nord, paesi dittatoriali, e persino superiore a quella di dittature totalitarie del passato, come la Germania nazista nei suoi lager e l’URSS con i gulag in epoca staliniana. Gli USA detengono il primato anche per il più alto tasso di incarcerazione: circa 751 persone in prigione per ogni centomila abitanti. La Russia è al secondo posto con 627 prigionieri per ogni centomila abitanti. Confrontando con paesi culturalmente e socialmente simili, nel 2006, il tasso di incarcerazione nel Regno Unito era di circa 148 persone per centomila residenti.

I prigionieri per reati connessi al traffico di stupefacenti (o anche per semplice uso personale) erano circa il 21% nel 2004 nelle prigioni statali e circa il 55% nelle prigioni federali.

Nel 2009 il tasso di incremento annuo della popolazione carceraria è stato dello 0,2%.

Nel 1995 il governo aveva stanziato oltre 5 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi prigioni. Da notare che ad ogni cento milioni di dollari spesi in costruzione, corrispondono 1,6 miliardi per costi operativi nei successivi trenta anni. Il costo annuo per l’erario è stimato sui 60 miliardi di dollari, mentre ogni prigioniero costa circa trentamila dollari per anno.

Secondo il giornalista statunitense Reihan Salam del National Review Online, oltre una certa soglia quando più e più persone sono state o sono in carcere, la carcerazione perde la sua connotazione di „vergogna sociale“, e l’alto tasso di incarcerazione inizia a contribuire esso stesso all’aumento della criminalità. „Gli USA hanno già superato tale soglia“, ha affermato. Per molti giovani membri di gang, il carcere rappresenta infatti un rito di passaggio.

Al 2008, un adulto su 100, quindi circa l’1 % della popolazione americana, si trova in carcere. Tra la popolazione afroamericana, un uomo su 9 si trova in prigione.

Uno dei motivi dell’uso massiccio dell’imprigionamento è che il carcere può venire usato come strumento di controllo sociale delle minoranze, un altro che vi sono numerose prigioni private (che ottengono fondi dal governo federale e statale a seconda del numero di incarcerati e talvolta possono riscuotere le multe), assieme un business di industria e lavoro a basso costo (anche nelle prigioni pubbliche) che sfrutta la manodopera dei detenuti. I detenuti di tutte le carceri, anche per lievi reati, spesso sono tenuti al lavoro gratuito per una normale giornata lavorativa, ma non vengono adeguatamente retribuiti o premiati, nemmeno se producono più di quanto costa il loro mantenimento o se hanno risarcito le vittime. In caso di corruzione giudiziaria, tutto questo può far sì che sia più facile e auspicato dal sistema penale incarcerare più detenuti possibile. Se un detenuto rifiuta il lavoro, può finire in isolamento per mesi, con rischi per la salute psichica. Secondo i critici negli Stati Uniti esistono quindi forme di schiavitù legali, come il lavoro forzato, in base ad un’interpretazione del XIII emendamento, sezione I:

« La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura. »

Il senatore Bernie Sanders, già candidato alla Presidenza, ha presentato proposte di legge per l’abolizione delle prigioni private.

In alcuni Stati come l’Arizona, viene contestato il trattamento riservato ai clandestini che vengono arrestati come criminali comuni, l’uso dei lavori forzati in forma punitiva (anche con l’ausilio di catene e strumenti di contenimento) e dei campi di lavoro forzato analoghi ai laogai cinesi, tutte pratiche proibite dalle convenzioni internazionali contro lo sfruttamento e il lavoro coatto non rieducativo. Il campo di Maricopa Tent City Jail (Maricopa County), una tendopoli nel deserto di Sonora, è stato descritto come un campo di concentramento vero e proprio anche dallo sceriffo promotore, con alimentazione insufficiente e trattamenti inumani e degradanti, costituito solo da tende e container in un luogo dove la temperatura raggiunge i 63 °C. Nel campo sono avvenuti anche numerosi omicidi e fenomeni di corruzione con coinvolgimento delle guardie.

Amnesty International, soprattutto in relazione alle carceri speciali come Guantanamo Bay (o Abu Ghraib durante l’occupazione dell’Iraq, al centro di uno scandalo internazionale), ha lamentato casi di tortura, detenzione illegale, abusi e trattamenti inumani e degradanti.

Le condizioni di detenzione a Guantanamo appaiono come molto dure: i prigionieri sono chiusi dentro gabbie e subiscono trattamenti che si possono configurare come vere e proprie torture; gli interrogatori sono frequenti e segreti, e avvengono senza la presenza di avvocati. I detenuti rischiano di essere processati da Commissioni militari di nomina governativa, che non danno alcuna garanzia che il processo sia equo ed imparziale; il loro giudizio è praticamente inappellabile e possono comminare anche la pena capitale, per altro mai eseguita fino ad ora, mentre le detenzioni sono prolungate a tempo indeterminato, anche più di un decennio senza processo.

Oltre alle prigioni extraterritoriali citate, inoltre vi è il problema dell’uso massiccio della pena capitale sul suolo americano e le condizioni di vita.

Ci sono casi di arresti arbitrari e senza prove. In prigione ci sono spesso risse e le guardie sono spesso in tenuta antisommossa.

Nelle carceri, spesso sovraffollate, sono molto diffuse le malattie come l’AIDS e l’epatite, causa la scarsa igiene. Alcuni neonati nati in carcere da madri detenute per gravi reati hanno rischiato la salute per essere nati mentre la madre era ammanettata ai piedi per „motivi di sicurezza“ durante il parto, così come capita ai detenuti in ospedale o infermeria, ammanettati o incatenati, anche durante le operazioni chirurgiche, in condizioni di coma, incoscienza, anestesia o palese non pericolosità.

Amnesty International, come fece già in passato per altri casi analoghi, ha denunciato come crudele e disumana la prassi di tenere i detenuti per lunghi periodi di tempo (fino a 8 anni) in celle d’isolamento contro la loro volontà, attuata dall’unica prigione federale di “supermassima sicurezza” degli Stati Uniti, il carcere maschile ADX Florence in Colorado, in cui vengono detenuti perlopiù terroristi, narcotrafficanti, spie e boss mafiosi condannati. Come stabilito dalle leggi federali, l’obiettivo del carcere non è affatto la riabilitazione dei detenuti, bensì „la protezione della società“ dalla loro presenza, e per questo è stato definito anche „la nuova Alcatraz“, costruita dopo incidenti avvenuti nella prigione di massima sicurezza di Marion (Illinois); l’11 settembre 2013 un detenuto ha attaccato con un’arma fatta in cella tre guardie che sono state trasportate in un ospedale locale nonostante la sicurezza del carcere.

Le percentuali di suicidi e di aggressività risultano molto alte, a causa delle turbe psichiche provocate da tale detenzione. Nella maggior parte dei casi, i detenuti in isolamento si trovano in celle dalle pareti di cemento e a tenuta stagna, chiuse da una porta di metallo per impedire qualsiasi contatto con gli altri prigionieri. Da una sottile finestra è possibile vedere un pezzo di cielo o un muro di mattoni.

Un analogo carcere femminile di massima sicurezza, quello di Lexington (Kentucky), con celle sotterranee in cui erano rinchiuse solo alcune donne condannate per atti di terrorismo o associazione sovversiva, venne chiuso dopo le proteste delle stesse detenute, dei loro avvocati e di Amnesty International, oltre che dell’ACLU.

La stessa organizzazione ha criticato l’uso del vetro divisorio nelle sale per i colloqui, presente in tutte le carceri di massima sicurezza e diffuso soprattutto in stati come l’Arizona, la California o il Nevada o nelle prigioni federali, e la mancata cura di persone affette da gravi disturbi psichici che non vengono ricoverati presso gli ospedali psichiatrici, e i cui problemi mentali vengono spesso accentuati dal regime carcerario.

Durante la storia americana è rimasta celebre la rivolta della prigione di Attica, finita con un massacro. La rivolta fu dettata dalla richiesta dei carcerati di ottenere diritti politici e migliori condizioni di detenzione. L’episodio scatenante della rivolta fu la protesta contro l’uccisione, da parte di alcune guardie carcerarie, dell’attivista politico George Jackson, membro del movimento per l’emancipazione dei diritti dei neri Black Panther, avvenuto il 21 agosto precedente nella prigione californiana di San Quintino. I 1280 rivoltosi, per la gran parte afroamericani e portoricani, presero in ostaggio trentotto persone, tra guardie e impiegati. Nonostante si fosse giunti ad un accordo sommario sulla maggior parte delle richieste dei rivoltosi, non fu possibile porre fine alla rivolta a causa del rifiuto in merito alla richiesta di amnistia per i reati commessi dai carcerati durante la rivolta e a quella di destituzione del responsabile del carcere. Su ordine preciso del governatore di New York Nelson Rockefeller, l’esercito e le forze di polizia attaccarono il carcere: dagli elicotteri furono inizialmente lanciati lacrimogeni e poi 500 agenti entrarono nella struttura sparando sui rivoltosi, che non avevano armi da fuoco. Sul campo restarono 39 vittime, di cui dieci guardie carcerarie e 29 carcerati, e più di 200 prigionieri feriti, di cui 80 in modo grave; ai superstiti, inoltre, furono usate torture e pestaggi.

Ci sono stati molti casi di membri del corpo delle guardie carcerarie incriminati e condannati per sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e altri abusi, per cui il governo e gli Stati hanno dovuto pagare ingenti risarcimenti ai detenuti rimasti vittima. Questi abusi avvengono anche fra detenuti e spesso vengono tollerati, come mezzo di controllo sociale. I detenuti vengono spesso perquisiti; anche nelle prigioni femminili capita vi siano guardie di sesso maschile e viceversa.

In alcuni casi di cittadini stranieri detenuti e condannati regolarmente, il governo si è spesso rifiutato di applicare la Convenzione di Strasburgo: benché non facciano parte del Consiglio d’Europa, gli USA hanno comunque accettato formalmente tale convenzione, specialmente la norma che riguarda i condannati di origine europea che hanno scontato almeno 10 anni di pena, i quali avrebbero diritto a essere estradati nel paese d’origine; anche se ciò non è automatico oppure obbligatorio, è considerato parte degli accordi di estradizione, ma spesso il governo federale pone ostacoli burocratici a tale pratica, anche contro governi alleati.

La perquisizioni frequenti (in certi casi con il detenuto o il fermato costretto a spogliarsi dalle guardie o dai poliziotti, in assenza di personale infermieristico e medico), anche in zone intime, sono giudicate abusive dalle associazioni per i diritti civili (alla stregua di molestie e violenza sessuale) e da pronunciamenti giudiziari.

La cosiddetta „brutalità poliziesca“ è un problema emerso all’attenzione della cronaca specialmente dagli anni novanta. Vi sono stati numerosi casi di violenza, corruzione e uso eccessivo della forza della polizia, specialmente nei confronti di sospetti di reati, come ad esempio giovani afroamericani accusati di furto e morti in conflitti a fuoco con la polizia e successivamente scagionati e rivelatisi come disarmati, o episodi di pestaggi di persone ammanettate a terra. Si registrano numerosi abusi fisici e verbali, violenze sessuali, pestaggi da parte degli agenti, talvolta anche nei confronti di persone arrestate e trattenute per reati minori (come guida in stato di ebbrezza, eccessiva velocità, possesso di modiche quantità di stupefacenti, sospetto possesso di armi – soprattutto a causa delle leggi molto facili per ottenere il porto di un’arma -, oltraggio a pubblico ufficiale, ecc.), e spesso in assenza di un avvocato come richiede la legge.

Ogni anno sono stimate 1000 vittime decedute per uso eccessivo della forza, ma solo il 12 % di queste violenze, spesso non attuate per difesa come sostenuto dalla polizia, vengono perseguite e condannate. Anche l’FBI ha riconosciuto il problema. Secondo uno studio di Forbes il problema è destinato a peggiorare ora che il dipartimento alla Difesa ha autorizzato la polizia a dare agli agenti attrezzature militari, come fucili automatici, oltre a quelle normalmente in dotazione, come i taser, che utilizzano una scarica elettrica per paralizzare i muscoli della persona colpita, col rischio di arresto cardiaco o respiratorio. Ad aggravare la situazione è il fatto che negli ultimi anni nelle forze dell’ordine sono confluiti i reduci delle guerre in Kosovo, Iraq e Afghanistan, addestrati in modo diverso rispetto ai poliziotti e abituati a un differente metro di valutazione delle minacce, oltre che più propensi alla violenza. La grande diffusione della criminalità stimola inoltre i poliziotti a reazioni violente e paranoiche.

Ci sono stati casi di disabili gravi o bambini minori di 10 anni arrestati e ammanettati dalla polizia, anche per lungo tempo.

In alcune giurisdizioni, come la California, dopo tre reati identici si rischia l’ergastolo, anche per piccoli reati. L’ONU ha condannato il mantenimento dell’ergastolo per reati non violenti. Anche i minorenni rischiano la condanna all’ergastolo. Molti detenuti di carceri speciali sono infatti minorenni, giudicati però come adulti e condannati all’ergastolo senza condizionale (cioè a vita, a meno che non ricevano la grazia dopo molti anni).

Negli Stati Uniti d’America, nel secondo dopoguerra, furono fatti numerosi esperimenti con i prigionieri. Molti prigionieri alla fine presentarono denunce legali e queste azioni portarono a molte più indagini e processi nei confronti di medici, ospedali e aziende farmaceutiche. Gli esperimenti comprendevano trattamenti per tumori ad alto rischio, l’applicazione di potenti creme per la pelle, nuovi cosmetici, diossina ed alte dosi di LSD. Furono documentati molti incidenti, in rapporti governativi, sentenze dell’ACLU ed in vari libri tra cui Acres of Skin di Allen M. Hornblum. Lo Studio sulla malaria del penitenziario di Stateville è uno di questi esempi. Il The Plutonium Files, per cui Eileen Welsome vinse un Premio Pulitzer, documenta i primi test sulla tossicità del plutonio e dell’uranio, sulle persone. La CIA diresse un vasto programma di guerra tossicologia e chimica in collaborazione con le forze armate USA. Il Edgewood Arsenal ed il US Army Medical Research Institute for Infectious Diseases sito a Fort Detrick nel Maryland furono i principali quartier generali di tali studi. In questi centri l’agenzia sviluppò molte tossine, sostanze in grado di bloccare temporaneamente un uomo, sostanze in grado in grado di alterare la mente e carcinogeni. Le sostanze per il controllo della mente furono studiate per facilitare gli interrogatori, e le tossine furono usate come armi per uccidere. Una di queste, intensamente studiata dalla CIA, fu derivata da alghe chiamate dinoflagellate, che producono la marea rossa [senza fonte]. Il Progetto MKULTRA fu un esperimento umano diretto dalla CIA, in cui a prigionieri e soggetti non volontari, venivano somministrate droghe allucinogene per ottenere lo sviluppo di sostanze incapacitanti ed agenti chimici per il controllo della mente, in una operazione guidata da Sidney Gottlieb. Lo specialista di armi biologiche Frank Olson fu intossicato con LSD da Sidney Gottlieb nel novembre 1953. Egli divenne psicotico e si suicidò saltando dal tetto del suo hotel, 10 anni dopo.

Leggi come l’USA PATRIOT Act e altre leggi antiterrorismo hanno introdotto di fatto limitazioni alla tutela dell’individuo di fronte alle ingerenze statali. Si lamentano anche sospensioni del diritto di habeas corpus, cioè di comparire davanti al giudice dopo un fermo, per essere accusato del reato o altrimenti liberato. Secondo alcune voci critiche, dal 2001 in poi, tra le 100 e le 1200-2000 persone avrebbero subito arresti arbitrari, scomparse forzate e processi segreti dopo l’arresto come „sospetto terrorista“, anche nel caso delle cosiddette extraordinary rendition. Queste leggi permettono a FBI, CIA e altre autorità di pubblica sicurezza di chiedere le intercettazioni e il traffico Internet ai provider, senza un mandato della magistratura e una notifica ai diretti interessati del materiale acquisito.

Per alcuni l‘habeas corpus per i reati di terrorismo sarebbe completamente sospeso per effetto di legge o di ordini esecutivi presidenziali. All’indomani dell’11 settembre 2001, il commentatore politico della sinistra americana Alexander Cockburn affermò che fosse in atto un «fatto di una gravità inimmaginabile in Europa» cioè «che gli Stati Uniti hanno di fatto sospeso l’habeas corpus per i reati di terrorismo. E l’habeas corpus, cioè l’impossibilità di controllarti, intercettarti, arrestarti e tenerti in prigione senza un mandato esplicito del potere giudiziario, è il pilastro della democrazia anglosassone. Siamo arrivati al punto che, ha scritto Nat Hentoff sulla Village Voice, il ministro della giustizia John Ashcroft sta organizzando campi di concentramento per cittadini americani definiti „nemici combattenti“» che sarebbero giudicati, con il rischio di condanna a morte extragiudiziale, senza difesa legale e senza giuria, a porte chiuse e sulla base di semplici indizi, come il fatto di essere musulmani e contemporaneamente avere il visto d’ingresso scaduto, o con confessioni estorte con la tortura, configurando un livello di persecuzione superiore a quello del periodo del maccartismo e della „caccia ai comunisti“.

In Louisiana è stata approvata nel 2008 una legge che rende obbligatoria la castrazione chimica per i condannati per reati sessuali; analoga legge è stata proposta in Texas, Florida e California.

Benché il diritto alla privacy sia ufficialmente riconosciuto, sono emersi gravi violazioni di questo diritto, in relazione all’USA PATRIOT Act e al cosiddetto scandalo Datagate, in cui l’NSA ha spiato indebitamente i cittadini americani e i governi stranieri, come rivelato dall’ex informatico di Cia e Nsa, Edward Snowden. Tra fine 2012 e i primi mesi del 2013, Edward Snowden consegnò tra i 15 e i 20 000 documenti top secret ai giornalisti del The Guardian Glenn Greenwald e Laura Poitras. Dal 6 giugno 2013, il quotidiano inglese iniziò a pubblicare parte di tali documenti, portando alla luce come l’NSA abbia messo in piedi una complessa rete di spionaggio, basata su programmi come PRISM, XKeyscore e Tempora, in grado di intercettare il traffico internet e telefonico di utenti di ogni parte del mondo. A tal fine l’NSA ha usufruito oltre al supporto di altre istituzioni statunitensi, quali l’FBI o il Dipartimento di Giustizia, anche di importanti società private, tra le quali Verizon, Telstra, Google e Facebook.

Fondamentale è stata anche la collaborazione dei servizi di intelligence straniera, per accedere ai principali punti di snodo delle telecomunicazioni sparsi per il mondo. Oltre ai servizi degli altri paesi, soprannominati i „cinque occhi“, che hanno siglato l’accordo UKUSA, ossia il Defence Signals Directorate australiano, il Communications Security Establishment canadese, il Government Communications Security Bureau neozelandese e il Government Communications Headquarters britannico, l’NSA ha cooperato con agenzie di varia nazionalità, tra cui il Bundesnachrichtendienst tedesco, l’Unit 8200 israeliano e il National Defence Radio Establishment svedese, il quale ha dato accesso ai cavi sotto al mar baltico.

Oltre che per la lotta al terrorismo e la preservazione della sicurezza nazionale, i vari programmi di sorveglianza sono stati impiegati per valutare la politica estera e la stabilità economica di altri paesi, e per raccogliere informazioni riservate di natura commerciale, anche riguardanti soggetti privati; ciò anche allo scopo di avvantaggiare l’amministrazione statunitense durante le trattative durante la preparazione di trattati internazionali o accordi di natura economica con altri paesi.

Tale rete di sorveglianza, attiva nel controllare anche il contenuto degli SMS dei cittadini americani, ha portato alla luce un progetto del governo americano paragonato dal governo tedesco a quelli di regimi totalitari come la STASI della Germania Est.

Di fronte a queste violazioni autorizzate, ci sono poi, paradossalmente, pene molto pesanti, anche decenni di carcere, per gli hacker che violano la privacy o i database, e persino una pena fino a cinque anni per il coniuge che legge la posta elettronica dell’altro coniuge, se fatto a sua insaputa.

Human Rights Watch (con altri gruppi) ha denunciato due volte i problemi inerenti ai registri dei condannati per reati sessuali („sex offender“), e ritiene ciò una violazione dei diritti umani, in quanto questi registri, combinate con quello che chiamano „le restrizioni onerose su ex detenuti e loro familiari“ rappresentano un peso e una vergogna sociale che il condannato deve portare a vita, anche molti anni dopo aver scontato la pena. Hanno criticano l’eccessiva ampiezza del requisito di registrazione che tende a trattare tutti i trasgressori ugualmente, a prescindere dalla natura del reato e senza tenere conto del rischio reale di futura recidiva: in particolare si contesta l’applicazione di tali leggi ai minorenni autori di reati, a chi venga condannato per aver avuto rapporti sessuali consenzienti da minorenne, a chi ha esercitato la prostituzione (proibita tranne in alcune contee del Nevada) o girando nudi come scherzo o persino aver urinato contro un muro. Negli anni 2000 in Georgia un uomo – afroamericano – è stato condannato a 10 anni di reclusione per aver ricevuto del sesso orale dalla propria ragazza – bianca – ma dopo due anni è uscito; però nel frattempo venne registrato nella lista di coloro che hanno compiuto reati sessuali.

Ci sono stati anche omicidi e linciaggi ai danni di persone condannate per reati minori, ma considerati reati sessuali al pari di quelli gravi come la pedofilia o lo stupro, poiché additati pubblicamente come sex offender, suscitando l’ira popolare. In altri paesi, come il Regno Unito, tali registri esistono ma non sono pubblici, e i condannati non sono tenuti mai (come può capitare nel caso di rilascio anticipato) a rivelare la loro presenza ai vicini di casa, né a presentarsi ogni pochi mesi alla centrale della polizia per tutta la vita.

In molti stati è in vigore il matrimonio omosessuale ed esistono leggi per la protezione delle persone omosessuali o transgender dall’omofobia. Dagli anni sessanta sono stati rimossi i divieti di matrimonio misto fra bianchi e altre etnie.

In alcuni stati erano in vigore, fino ad anni recenti, normative severe anche contro alcune pratiche eterosessuali, come il sesso orale o il sesso anale, o in genere, quello non procreativo, recentemente abrogate o attenuate, benché in sostanza la libertà sessuale sia ampia nella maggioranza degli Stati federati e spesso queste leggi non venissero applicate. In 14 stati sono tuttora in vigore leggi simili e si registrano nuove proposte proibitive. Secondo il sito Mother Jones, 10 stati vietano „ogni forma di sodomia“: Idaho, Utah, Michigan, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana. Altri 4 Stati vietano esclusivamente il sesso anale tra persone dello stesso sesso: Montana, Kansas, Oklahoma e Texas. Molti sono parte della cosiddetta „Bible Belt“. In California, nel 2015, un avvocato appartenente a un’organizzazione cristiana di estrema destra ha presentato una proposta di referendum per introdurre la pena di morte per gli omosessuali, in quanto „sodomiti“. Nella proposta di legge la sodomia viene definita come „atto abominevole contro Dio“ e viene proposto chiunque la praticasse dovrebbe „essere eliminato con un colpo di pistola alla testa“. Il documento non è ovviamente passato, sia per l’assenza delle firme necessarie (circa 350.000), sia per l’incostituzionalità del testo.

In alcuni Stati è illegale possedere alcuni tipi di giocattoli sessuali. In molte regioni, come per esempio Stati Uniti d’America meridionali, la vendita di giocattoli sessuali viene scoraggiata, o addirittura posta totalmente fuorilegge, da legislazioni proibitive che regolano i „dispositivi osceni“. Di recente, nel 1999, William H. Pryor, Jr., un assistente del procuratore generale dell’Alabama, commentando su un caso in cui si discuteva sullo scopo di utilizzo dei giocattoli sessuali, fu citato per aver sostenuto che: non vi è alcun „fondamentale diritto per una persona ad acquistare un dispositivo che produce l’orgasmo“. Una corte d’appello federale ha accolto la legge dell’Alabama che proibisce la vendita di giocattoli sessuali nel giorno di San Valentino 2007. Solo nel 2015 la Corte Suprema ha giudicato legali in tutto il territorio i matrimoni omosessuali.

Il II emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America stabilisce il diritto all’autodifesa, interpretato spesso con la permissività estrema nell’uso e nell’acquisto di armi da fuoco, spesso senza controllare i precedenti penali o lo stato di salute psichica e fisica al momento dell’acquisto legale dell’arma. La lobby delle armi, rappresentata dalla National Rifle Association, è notoriamente forte e molti genitori insegnano ai propri figli a usare le armi fin da piccoli. Spesso il diritto e l’esigenza alla difesa personale si trasforma così nel diritto a detenere anche armi da guerra nelle proprie case, causando numerosi crimini violenti o omicidi anche involontari; in alcuni stati non vi sono limiti al porto d’armi o al numero di pistole e fucili che è possibile detenere per ogni cittadino maggiorenne. Dal 15 dicembre del 2012 al 7 dicembre del 2013, 194 bambini tra i 0 e 12 anni sono morti per colpi d’arma da fuoco.

La comunità afroamericana, in gran parte discendente dagli schiavi africani, lamenta da sempre discriminazioni. La situazione è migliorata con il movimento per i diritti civili di Martin Luther King. Nel 2008 è stato eletto presidente il primo afroamericano, Barack Obama. Nel 1997 l’associazione NAACP lancia l’iniziativa ERI (Economic Reciprocity Initiative) bottle and glass, un movimento di consumatori per valutare i rapporti tra la comunità afro-americana e le aziende statunitensi, in risposta alle legislazioni discriminatorie, esistenti sino ad oggi, emanate dai vari stati federali. Nel 1998 il presidente dell’Associazione viene arrestato durante una manifestazione davanti alla sede della Suprema Corte per protestare contro la discriminazione razziale nella scelta degli assistenti della Corte; nel 1998 solo l’1,2% degli assistenti di giustizia sono ispanici e l’1,7% sono neri, rappresentando ciò una grave discriminazione. Casi controversi di attivisti afroamericani condannati per reati gravi, ma da molti ritenuti innocenti, sono quelli di Assata Shakur e Mumia Abu-Jamal.

La libertà di espressione è preservata dal 1° emendamento, ed è uno dei diritti più garantiti negli Stati Uniti. In passato molti simpatizzanti dell’URSS o intellettuali socialisti e dissidenti come Noam Chomsky affermarono e sostengono che la vera libertà di stampa e pensiero in USA fosse negata, poiché messa a repentaglio dalle presunte menzogne propugnate da lobby o ricchissimi magnati della comunicazione, della finanza e dell’industria come William Randolph Hearst, John D. Rockefeller o il candidato presidenziale e miliardario Donald Trump, mentre la libertà di pensiero fosse negata dallo Smith Act che rendeva illegale il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America; spesso si è accusato il consumismo di aver introdotto un sottile totalitarismo, come affermato da Herbert Marcuse. Quindi si è accusato questi gruppi di pressione di manipolare la coscienza della maggior parte dell’opinione pubblica pur formalmente libera di esprimersi.

Alcuni gruppi e personalità hanno lamentato in passato casi di censura e persecuzione politica, specialmente ai danni di militanti della sinistra, come nel periodo del maccartismo. Durante quest’epoca storica i simpatizzanti del socialismo e del comunismo (o sospetti tali) vennero perseguiti come nemici dello Stato (come i coniugi Rosenberg, militanti comunisti di origine ebraica, condannati a morte sulla sedia elettrica per presunto spionaggio a favore dell’Unione Sovietica nel 1953, benché ci fossero moltissimi dubbi) dalla Commissione per le attività antiamericane, e il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America venne messo al bando per molto tempo; in anni successivi la sua leader Angela Davis rimase a lungo in carcere per una falsa accusa di omicidio, cosa accaduta anche a molti leader del movimento delle Pantere Nere. Si ricordano anche, come violazione della libertà di espressione, i casi di Wilhelm Reich e dei Chicago Seven.

Molti avvocati, come ad esempio Alan Dershowitz e William Kunstler, sono stati impegnati in cause per la libertà d’espressione culturale e politica, messa a rischio da leggi e provvedimenti considerati incostituzionali.

Alcune categorie, come i militari, hanno tuttora limitazioni alla loro libertà di parola e di espressione per cause di sicurezza nazionale, come ha dimostrato il caso di Bradley Manning, un ex militare accusato di spionaggio per aver rivelato segreti di stato, rivelando anche immagini e testimonianze di massacri compiuti da soldati americani in Afghanistan e Iraq, al sito Wikileaks fondato da Julian Assange.

In omaggio a questa libertà di espressione, spesso sono tollerati, anche dai fautori dei diritti umani, persino manifestazioni di gruppi che incitano all’omofobia e alla discriminazione razziale, come il Ku Klux Klan o il Partito Nazista Americano, se non fanno uso di violenza nelle loro espressioni politiche, mentre i radical della sinistra – tra le proteste delle dette associazioni – spesso denunciano di essere oggetto di repressione in alcune loro manifestazioni, come accadeva al movimento nonviolento degli hippie negli anni sessanta.

I contributi finanziari per le campagne elettorali sono talvolta fatti rientrare nella libertà di espressione, da alcune leggi. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rimosso difatti i limiti di legge sui contributi finanziari ai candidati politici nel corso delle campagne elettorali. L’abrogazione di questi limiti, istituiti negli anni settanta dopo lo scandalo Watergate, per evitare l’ascesa politica di lobby a dispetto della legittimità democratica, è stata decisa esclusivamente per via giudiziaria. La Corte Suprema degli Stati Uniti prende difatti in esame solo quei casi che mettono in discussione la legittimità costituzionale delle leggi e, nel caso dei contributi finanziari alle campagne elettorali, il pretesto che ha portato questa causa fino alla massima corte è dovuta all’equiparazione di questi stessi contributi finanziari al „diritto ad esprimere la propria opinione“ che, come tali, garantisce loro la tutela del Primo Emendamento sulla libertá di espressione. I giudici hanno sostenuto, suscitando le ire della sinistra liberal, che non c’è alcuna correlazione diretta tra questi contributi finanziari a un candidato e il potenziale pericolo di corruzione o di implicita subordinazione di questi stessi politici ai loro benefattori a dispetto della possibilità di essere eletti grazie ai milioni donati loro da un cittadino ricco.

I cittadini possono liberamente associarsi, tranne nei casi in cui tali associazioni siano considerate contrarie alla legge.

La libertà di movimento è garantita, tranne nei casi di sicurezza pubblica. Esistono limitazioni all’espatrio verso alcuni paesi che non hanno rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, come Iran e Cuba, per cui servono permessi speciali. Con la fine dell’embargo contro Cuba, sono stati ricominciati i voli aerei diretti verso l’isola caraibica dal 2015.

Essendo stati un luogo di rifugio per perseguitati per motivi religiosi, negli USA la libertà religiosa è garantita. Talvolta i non credenti hanno però lamentato discriminazioni, come sulla preghiera pubblica nelle scuole e il giuramento sulla Bibbia. Dopo l’11 settembre 2001, le comunità musulmane hanno subito talvolta discriminazioni e sorveglianza, anche illegale, nei luoghi di culto.

La parità fra i sessi è generalmente assicurata. Come anche in altri contesti mondiali, per quanto riguarda la condizione della donna, l’estensione dei suoi diritti è il frutto di un lungo processo storico ed è legato allo sviluppo di un attivo movimento per l’avanzamento dei diritti. Dalla metà dell’Ottocento una legge federale riconosce alle donne sposate il diritto di mantenere la proprietà a proprio nome. Si posero così anche le basi per un’effettiva parità della donna nel rapporto matrimoniale. Nacquero gruppi per la salvaguardia dei diritti delle donne; ricordiamo in particolare il National Women Suffrage Association, che mirava al riconoscimento del diritto di voto. L’avanzamento dei diritti delle donne avviene lentamente ma, nel 1963 l’Equal Pay Act riconosce il diritto delle donne all’uguaglianza del trattamento economico rispetto all’uomo per uguali prestazioni economiche e il Civil Rights Act del 1964 contiene specifiche norme antidiscriminatorie delle donne sul luogo di lavoro. Per quanto riguarda il più specifico problema della partecipazione alla vita politica, le donne hanno cominciato solo nel recente passato ad occupare cariche importanti (Condoleezza Rice è la prima donna divenuta segretario di stato, nel 2005), anche se rimangono sottorappresentate nella gran parte delle posizioni elettive rispetto al loro peso demografico.

L’aborto è stato legalizzato dalla Corte suprema nel 1973, ma spesso gli Stati conservatori tentano di limitarlo o proibirlo.

Nel complesso il livello di rispetto dei diritti umani delle donne e la loro possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale, economica e politica del paese sono fra i più avanzati del mondo. La principale nota negativa, ad oggi, riguarda non tanto la situazione delle donne in generale, quanto quella delle donne che appartengono ai gruppi sociali più svantaggiati: poveri, minoranze etniche e razziali, immigrati.

Le donne di queste etnie e classi sociali spesso subiscono abusi nelle carceri o in altri luoghi disagiati, come molestie sessuali.

Come avvenuto in passato con i nativi americani, si stima che molte donne detenute sono state sterilizzate illegalmente, spesso con l’inganno o la mancata informazione sugli effetti permanenti dell’intervento. Sarebbero 150 nelle carceri californiane dal 2006 al 2010, e altre 100 potrebbero essere state sottoposte allo stesso trattamento negli anni novanta, secondo il Center for Investigative Reporting (Cir), associazione no-profit di giornalismo investigativo. Queste sterilizzazioni hanno preso di mira anche gli uomini, spesso se con problemi mentali o di salute dovuti a malatte genetiche. Secondo l’attivista afroamericana Angela Davis, sia nativi americani che donne afro-americane furono sterilizzati contro la loro volontà in molti stati per tutto il XX secolo, spesso a loro insaputa mentre erano in ospedale per altri motivi (ad esempio, parto). Altri attivisti nativi americani, come il dr. Pinkerman, hanno concluso che circa 25.000 donne native americane furono forzatamente sterilizzate contro la loro volontà (circa il 40 % dei nativi negli anni ’70), anche se altri hanno sostenuto che questi numeri siano esagerati.

Gli USA, insieme a Israele, Palau e le Isole Marshall sono gli unici paesi che si sono opposti alla risoluzione 60/251 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la creazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ha sostituito la Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani. Gli Stati Uniti hanno giustificato il voto contrario con il fatto che avrebbero voluto un consiglio „più forte“, con una maggioranza di due terzi nelle elezioni per farne parte e l’espulsione automatica per gli stati che non rispettano i diritti umani. Diversi osservatori sottolineano come la presenza di paesi come l’Arabia Saudita, la Repubblica Popolare Cinese, Cuba e la Russia renda poco credibile l’operato della Commissione.. Gli Stati Uniti hanno comunque dichiarato che avrebbero finanziato e collaborato con l’organismo.. Per le stesse ragioni gli Stati Uniti non si sono candidati a far parte del consiglio per le elezioni del 2006 e del 2007.

I governi statunitensi, anche dal 1945 in poi, sono spesso accusati di violazione dei diritti umani, crimini di guerra, indebite ingerenze e crimini contro la pace fuori dal suolo americano, ad esempio per:

Gli Stati Uniti non hanno inoltre riconosciuto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale dell’ONU, che giudica i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità in maniera neutrale e ha sede a L’Aja. Molto criticato è stato anche il TTIP, un accordo economico di libero scambio euro-statunitense, proposto dagli USA alla UE e accusato di voler danneggiare le realtà locali.

Rui Jorge Costa Figueiredo

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Rui Jorge Costa Figueiredo (known as Rui Figueiredo) (born 7 April 1983 in Barcelos, Portugal) is a Portuguese football midfielder who last played for Nea Salamis Famagusta FC at Cypriot Second Division.

As a kid he joined Gil Vicente, a well-known club in Portugal’s Premier league. He made his debut when 17 years old against S.L glass water bottle brands. Benfica and played for six years, in more than 60 games, in the league.

Then he joined C.D. Aves lint ball, becoming an important player in the Portuguese Second Division. He came with C.D. Aves to first division again and played in 2006. He also played for Portugal u-16 becoming European Champion in Israel 2000, also winning the Toulon Tournament in 2003 sports water bottles. Figueiredo has 54 caps and 10 goals to his credit.

After playing a season for APEP Pitsilias in the Cypriot First Division, he was a regular starter, he moved to Onisilos Sotira he scored 8 league goals becoming the second best scorer of the team.This season 2010-2011 he moved to Nea Salamis Famagusta FC.

HD suisse

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HD suisse est le nom de la chaîne en haute définition de la SRG SSR idée suisse diffusée du au . Il s’agissait de la 8e chaîne lancée par le service public suisse.

La chaîne a démarré le à 10 heures. Elle était diffusée par satellite sous forme cryptée (accessible avec la carte et sans frais supplémentaire). Elle était également disponible via les offres numériques des téléréseaux (dans le bouquet de base gratuit) et sur la ligne téléphonique via Swisscom TV. Le projet original prévoyait la possibilité de diffuser des plages en clair sur le satellite, mais les questions relatives aux droits d’auteur ne permettaient pas ce type de diffusion.

La chaîne était commune à la Schweizer Fernsehen, la Radio Télévision suisse, la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana et la Televisiun Rumantscha. Chaque unité d’entreprise de la SSR possédait au moins un jour dédié dans la grille des programmes.

HD suisse, de par sa spécificité, diffusait, dans la mesure du possible, dans les quatre principales langues nationales, plus éventuellement la version originale pour certains programmes ou le son d’ambiance pour les retransmissions sportives. Dans les faits, en dehors du sport ou de certains évènements, il était rare que des programmes soient proposés dans plus de deux langues nationales.

La grille des programmes était essentiellement composée de documentaires, de magazines best football t shirt designs, d’évènements sportifs et de films. Depuis 2009, HD suisse pouvait également diffuser des séries récentes (hors productions SSR).

Le la SSR annonce la mise hors service de HD Suisse le pour laisser place à SRF 1 HD, SRF Zwei HD sports water bottles, RTS Un HD, RTS Deux HD, RSI La 1 HD et RSI La 2 HD qui sont transmises en qualité HD dès le 29 février 2012.

Le directeur de la chaîne était Beny Kiser.

Depuis le , un message indiquant que le programme n’est plus disponible et que les six programmes de la SSR en HD seront diffusés à partir du .

En journée, le programme se composait essentiellement de rediffusions de programmes précédemment diffusés en soirée.

À partir de 2010, la répartition de la grille était modifiée comme suit :

lundi

mardi

mercredi

jeudi

vendredi

samedi

dimanche

Le Rhône

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Le Rhône was the name given to a series of popular rotary aircraft engines produced in France by Société des Moteurs Le Rhône and the successor company of Gnome et Rhône. They powered a number of military aircraft types of the First World War. Le Rhône engines were also produced under license worldwide.

Although not powerful (the largest wartime version produced 130 horsepower (97 kW)), they were dependable rotary engines. The Le Rhône 9 was a development of the Le Rhône 7, a seven-cylinder design. Examples of nine-cylinder Le Rhône rotary engines are on public display in aviation museums with several remaining airworthy, powering vintage aircraft types.

The copper induction tubes had their crankcase ends located in different places on the 80 and 110 horsepower (60 and 82 kW) versions – the 80 hp versions had them entering the crankcase in a location forward of the vertical centerline of each cylinder, while the 110 hp version had them located behind the cylinder’s centerline. This resulted in the 80 hp version’s intake plumbing being „fully visible“ from the front, while the 110 hp version had the lower ends of its intake tubes seemingly „hidden“ behind the cylinders.

A complicated slipper bearing system was used in the Le Rhône engine. The master rod was of a split-type, which permitted assembly of the connecting rods stainless steel water bottle insulated. It also employed three concentric grooves, designed to accept slipper bearings from the other cylinders. The other connecting rods used inner-end bronze shoes, which were shaped to fit in the grooves. The master rod was numbered as number one and the shoes of numbers two, five and eight rode in the outer groove, the shoes of three, six and nine in the middle groove and four and seven in the inner groove. Although this system was complex, the Le Rhône engines worked very well.

The Le Rhône engines used an unconventional valve actuation system, with a single centrally-pivoting rocker arm moving the exhaust valve and the intake valve. When the arm moved down it opened the intake valve and when it moved up it opened the exhaust value sports water bottles. To make this system work a two-way push-pull rod was fitted, instead of the more conventional one-way pushrod. This feature required the cam followers to incorporate a positive action, a function designed in by using a combination of links and levers. This design prevented valve overlap and so limited power output, but as the engine structure and cooling arrangements would not have been adequate at a higher power output this should not be considered a significant design fault.

As well as production by Société des Moteurs Gnome et Rhône, which had bought out Société des Moteurs Le Rhône in 1914, the Le Rhône was produced in Germany (by Motorenfabrik Oberursel), Austria, the United Kingdom (by Daimler), Russian Empire and Sweden.

80 hp (60 kW) le Rhône engines were made under license in the United States by Union Switch and Signal of Pennsylvania, and the 110 hp (82 kW) Oberursel Ur.II rotary engine used by Germany in World War I, in such famous fighters such as the Fokker Dr.I triplane, was a close copy of the 110&nbsp meat softener;hp (82 kW) le Rhône 9J version.

data from :

Oberursel produced the 110 hp model, supposedly without authorization in Germany. The Oberursel Ur.II was a straight copy of the Le Rhône, but the Le Rhône was preferred over the Oberursel due to the materials used in the French product. However, by July 1918 there was a shortage in Germany of castor oil, a plant-derived lubricant that the rotaries required as it could not be easily dissolved into the fuel, and because it possessed lubrication qualities superior to mineral oils of the day. A new Voltol-based lubricant, derived from mineral oil, was substituted and was blamed for engine failures on rotary-engined German fighters such as the Fokker E.V which used the Oberursel Ur.II. It has been suggested that without proper lubricants, the Le Rhône rotary would have been equally failure-prone.

A reproduction of the Oberursel has been manufactured by reverse engineering of an original Oberursal engine in very limited numbers by The Vintage Aviator Company in New Zealand presumably for their own project aircraft. The engine has been test run and can be seen running at

Several enthusiasts are using original Le Rhone engines for World War I replica aircraft today. A flying example can be seen at the Pioneer Flight Museum, Kingsbury Texas in a replica Fokker Dr 1. pioneerflightmuseum.org The engine had previously been flown in an original Thomas Morse Scout which is now under restoration with another Le Rhone 80 hp engine planned for that flying aircraft. There are other reproductions of Dr 1’s flying original Le Rhone engines as well as the restored Thomas Morse Scouts in the United States glass bottle suppliers.

Robert Kegan

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Robert Kegan (born August 24, 1946) is an American developmental psychologist and author. He was the William and Miriam Meehan Professor in Adult Learning and Professional Development at Harvard Graduate School of Education beef tenderizer, where he taught for forty years until his retirement in 2016. Additionally he was the Educational Chair for the Institute for Management and Leadership in Education and the Co-director for the Change Leadership Group. He is a licensed psychologist and practicing therapist, lectures widely to professional and lay audiences, and consults in the area of professional development.

Born in Minnesota, Kegan attended Dartmouth College, graduating summa cum laude in 1968. He has described the civil rights movement and the movement against the Vietnam War as formative experiences during his college years. He took his „collection of interests in learning from a psychological and literary and philosophical point of view“ to Harvard University, where he earned his Ph.D. in 1977.

In his book The Evolving Self (1982), Kegan explores human life problems from the perspective of a single process which he calls meaning-making, the activity of making sense of experience through discovering and resolving problems. „Thus it is not that a person makes meaning, as much as that activity of being a person is the activity of meaning-making,“ Kegan says. Meaning-making is a lifelong activity that begins in earliest infancy and can evolve in complexity through a series of „evolutionary truces“ (or „evolutionary balances“) that establish a balance between self and other (in psychological terms), or subject and object (in philosophical terms), or organism and environment (in biological terms). Each evolutionary truce is both an achievement of and a constraint on our meaning-making, possessing both strengths and limitations. And each evolutionary truce presents a new solution to the lifelong tension between how people are connected, attached, and included, on the one hand (integration), and how people are distinct, independent, and autonomous on the other (differentiation).

The purpose of the book is primarily to give professional helpers (such as counselors, psychotherapists, and coaches) a broad, developmental framework for empathizing with their clients‘ different ways of making sense of their problems. Kegan adapts Donald Winnicott’s idea of the holding environment and proposes that the evolution of meaning-making is a life history of holding environments, or cultures of embeddedness. Kegan describes cultures of embeddedness in terms of three processes: confirmation (holding on), contradiction (letting go), and continuity (staying put for reintegration). For Kegan, „the person is more than an individual,“ and developmental psychology is the study of the evolution of cultures of embeddedness, not the study of isolated individuals. „One of the most powerful features of this psychology, in fact, is its capacity to liberate psychological theory from the study of the decontextualized individual. Constructive-developmental psychology reconceives the whole question of the relationship between the individual and the social by reminding that the distinction is not absolute, that development is intrinsically about the continual settling and resettling of this very distinction.“ Kegan shows how some of the psychological distress that people experience (including some depression and anxiety) can be thought of as a result of the „natural emergencies“ that happen when „the terms of our evolutionary truce must be renegotiated“ and a new culture of embeddedness must emerge.

The Evolving Self is notable for its theoretical integration of three very different intellectual traditions. The first is the humanistic and existential-phenomenological tradition (which includes Martin Buber, Prescott Lecky, Abraham Maslow, Rollo May, Ludwig Binswanger, Andras Angyal, and Carl Rogers). The second is the neo-psychoanalytic tradition (which includes Anna Freud, Erik Erikson, Ronald Fairbairn, Donald Winnicott, Margaret Mahler, Harry Guntrip, John Bowlby, and Heinz Kohut). The third is what Kegan calls the constructive-developmental tradition (which includes James Mark Baldwin, John Dewey, George Herbert Mead, Jean Piaget, Lawrence Kohlberg, William G. Perry, and Jane Loevinger). The book is also strongly influenced by dialectical philosophy and psychology and by Carol Gilligan’s psychology of women. Despite the book’s wealth of human stories, due to the density of Kegan’s writing and its conceptual complexity, some readers have found it difficult to read.

Kegan presents a sequence of six evolutionary balances: incorporative, impulsive, imperial, interpersonal, institutional, and interindividual. The following table is a composite of several tables in The Evolving Self that summarize these balances. The object (O) of each balance is the subject (S) of the preceding balance. The process of emergence of each evolutionary balance is described in detail in the text of the book; as Kegan says, his primary interest is the ontogeny of these balances, not just their taxonomy.

The final chapter of The Evolving Self, titled „Natural Therapy,“ is a meditation on the philosophical and ethical fundamentals of the helping professions. Kegan argues, similarly to later theorists of asset-based community development, that professional helpers should base their practice on people’s existing strengths and „natural“ capabilities. The careful practice of „unnatural“ (self-conscious) professional intervention may be important and valuable, says Kegan; nevertheless „rather than being the panacea for modern maladies, it is actually a second-best means of support, and arguably a sign that the natural facilitation of development has somehow and for some reason broken down.“ Helping professionals need a way of evaluating the quality of people’s evolving cultures of embeddedness so as to provide opportunities for problem-solving and growth, while acknowledging that the evaluator too has his or her own evolving culture of embeddedness. Kegan warns that professional helpers should not delude themselves into thinking that their conceptions of health and development are unbiased by their particular circumstances or partialities. He acknowledges the importance of Thomas Szasz’s „suggestion that mental illness is a kind of myth,“ and he says that we need a way to address what Szasz calls „problems in living“ while protecting clients as much as possible from the helping professional’s partialities and limitations.

The Evolving Self has been cited favorably by Mihaly Csikszentmihalyi, Ronald A. Heifetz, Ruthellen Josselson, and George Vaillant sweaty football socks.

Kegan’s book In Over Our Heads (1994) extends the perspective on psychological development formulated in his earlier book The Evolving Self. What Kegan earlier called „evolutionary truces“ of increasing subject–object complexity are now called „orders of consciousness.“ In Over Our Heads explores what happens, and how people feel, when new orders of consciousness emerge, or fail to emerge, in the domains of parenting (families), partnering (couples), working (companies), healing (psychotherapies), and learning (schools). He connects the idea of orders of consciousness with the idea of a hidden curriculum of everyday life. Kegan repeatedly points to the suffering that can result when people are presented with challenging tasks and expectations without the necessary support to master them.

In addition, Kegan now distinguishes between orders of consciousness (cognitive complexity) and styles (stylistic diversity). Theories of style describe „preferences about the way we know, rather than competencies or capacities in our knowing, as is the case with subject–object principles.“ Kegan’s writing in this book continues the same combination of detailed storytelling and theoretical analysis found in his earlier book, but now he presents a „more complex bi-theoretical approach“ rather than the single subject–object theory he presented in The Evolving Self.

The following table is a composite of several tables from In Over Our Heads that summarizes the orders of consciousness explored in the book, with the domain of learning history as an example. The object (O) of each order of consciousness is the subject (S) of the preceding order.

In the last chapter of In Over Our Heads, titled „On Being Good Company for the Wrong Journey,“ Kegan warns that it is easy to misconceive the nature of the mental transformation that a person needs or seeks to make. Whatever the virtues of higher orders of consciousness, no one should expect us to master them when we are not ready or when we are without the necessary support; and we are unlikely to be helped by someone who assumes that we are engaged at a certain order of consciousness when we are not. He ends the book with a paean to passionate engagement and to the creative unpredictability of human lives.

In Over Our Heads has been cited favorably by Morton Deutsch, John Heron, David A. Kolb, and Jack Mezirow.

Kegan’s next book, How the Way We Talk Can Change the Way We Work (2001), co-authored with Lisa Laskow Lahey, jettisons the theoretical framework of his earlier books The Evolving Self and In Over Our Heads and instead presents a practical method, called the immunity map, intended to help readers overcome an immunity to change. An immunity to change is our „processes of dynamic equilibrium, which, like an immune system, powerfully and mysteriously tend to keep things pretty much as they are.“

The immunity map continues the general dialectical pattern of Kegan’s earlier thinking but without any explicit use of the concept of „evolutionary truces“ or „orders of consciousness.“ The map primarily consists of a four-column worksheet that is gradually filled in by individuals or groups of people during a structured process of self-reflective inquiry that involves asking questions such as: What are the changes that we think we need to make? What are we doing or not doing to prevent ourselves (immunize ourselves) from making those changes? What anxieties and big assumptions does that doing or not doing imply? How can we test those big assumptions so as to disturb our immunity to change and make possible new learning and change? The following table presents an example of an immunity map.

In How the Way We Talk Can Change the Way We Work, Kegan and Lahey progressively introduce each of the four columns of the immunity map in four chapters that show how to transform people’s way of talking to themselves and others. In each case, the transformation in people’s way of talking is a shift from a habitual and unreflective pattern to a more deliberate and self-reflective pattern. The four transformations, each of which corresponds to a column of the immunity map, are:

In three subsequent chapters, Kegan and Lahey present three transformations that groups of people can make in their social behavior, again from a lesser to greater self-reflective pattern:

Immunity to Change (2009), the next book by Kegan and Lahey, revisits the immunity map of their previous book. The authors describe three dimensions of immunity to change: the change-preventing system (thwarting challenging aspirations), the feeling system (managing anxiety), and the knowing system (organizing reality). They further illustrate their method with a number of actual case studies from their experiences as consultants, and they connect the method to a dialectic of three mindsets, called socialized mind, self-authoring mind, and self-transforming mind. (These correspond to three of the „evolutionary truces“ or „orders of consciousness“ in Kegan’s earlier books.) Kegan and Lahey also borrow and incorporate some frameworks and methods from other thinkers, including Ronald A. Heifetz’s distinction between technical and adaptive learning, Chris Argyris’s ladder of inference, and the four stages of competence sports water bottles. They also provide more detailed guidance on how to test big assumptions.

The revised immunity map worksheet in Immunity to Change has the following structure: (0) Generating ideas. (1) Commitment (improvement) goals. (2) Doing / not doing. (3) Hidden competing commitment (and worry box). (4) Big assumption. (5) First S-M-A-R-T test: Safe, Modest, Actionable, Research stance (not a self-improvement stance), Test.

The immunity to change framework has been cited favorably by Chris Argyris, Kenneth J. Gergen, Manfred F.R. Kets de Vries, and Tony Schwartz.

Adult education professor Ann K. Brooks has criticized Kegan’s book In Over Our Heads. She claims that Kegan falls victim to a cultural „myopia“ that „perfectly reflects the rationalist values of modern academia.“ Brooks also says that Kegan excludes „the possibility of a developmental trajectory aimed at increased connection with others,“ which is contradicted by Ruthellen Josselson’s statement that Kegan „has made the most heroic efforts“ to balance individuality and connection with others in his work.

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