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Anexo:Torneos de Invierno (Argentina)

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El Torneo de Invierno es una competición de carácter amistoso que se desarrollaba durante el receso invernal en Argentina where to buy glass bottled water. Su primera edición fue en el 2008 y participaron 4 equipos. Este torneo sirve como preparación para los torneos que disputaran los equipos durante la segunda etapa del año. En su segunda edición participaron 4 equipos, y en su última edición en 2013 3 equipos. Las dos ediciones conclusas fueron ganadas por San Lorenzo, unico ganador de la competencia hasta el momento.

Nota: pro = Prórroga key holder for running; pen = Tiros desde el punto penal

Esta fue la primera edición de la competición. Participaron tres de los cinco grandes del fútbol argentino. Estuvieron ausentes Boca Juniors, que realizaba una gira por México y Estados Unidos y Racing Club que se encontraba sin entrenarse debido a una huelga de sus jugadores. Racing fue reemplazado por Gimnasia de La Plata. El campeón fue San Lorenzo tras derrotar a Independiente en la final. Este torneo fue televisado por TyC Sports.

Esta fue la segunda edición de la competición. Este torneo fue televisado por Fox Sports.

Es la tercera edición de la competición, usándose el sistema de todos contra todos, los partidos fueron televisados en vivo por la TV Pública, mediante el programa Fútbol para Todos. El último encuentro no se disputó por incidentes en las afueras del estadio de San lorenzo, quedando indefinida la competencia.

Castello Ursino

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Porte
Bastioni
Castello Ursino
Sant’Agata al Carcere
Palazzo Biscari

Municipalità – Architetture – Chiese principali – Piazze principali – Terme romane – Giardini – Musei – Teatri – Sport – Personalità – Lingua siciliana

Il castello Ursino di Catania fu costruito da Federico II di Svevia nel XIII secolo. Il maniero ebbe una certa visibilità nel corso dei Vespri siciliani, come sede del parlamento e, in seguito, residenza dei sovrani aragonesi fra cui Federico III. Oggi è sede del Museo civico della città etnea, formato principalmente dalle raccolte Biscari e dei Benedettini.

Il castello Ursino fu voluto da Federico II di Svevia e fu costruito fra il 1239 ed il 1250. L’imperatore aveva pensato il maniero all’interno di un più complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale (fra gli altri anche il castello Maniace di Siracusa e quello di Augusta sono riconducibili allo stesso progetto) e come simbolo dell’autorità e del potere imperiale svevo in una città spesso ostile e ribelle a Federico. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati all’architetto militare Riccardo da Lentini . Erroneamente immaginato a picco sul mare, esso si trovava a una cinquantina di metri di distanza dalla battigia, eretto su un’area in precedenza occupata da un quartiere della polis greca. Nei primi anni del XV secolo l’edificio è circondato dalla città e diverse casupole vi si addossano. Re Martino I di Sicilia nel 1405 sgomberò lo spazio intorno al maniero, per ricavare una piazza d’arme, demolendo tra gli altri il convento di San Domenico, lì ubicato dal 1313. In seguito venne scavato un profondo fossato bastionando le fondazioni dell’edificio messe a nudo e dotando la struttura di un complesso sistema di torrette e mura, probabilmente durante la fase di riorganizzazione delle mura di città su disegno di Camillo Camilliani, rendendo la struttura inespugnabile. Per superare il fosso, il nuovo sistema del fortilizio del maniero dovette essere dotato anche di un ponte levatoio, di cui pure alcune tracce sono ancora oggi ben visibili, sebbene mascherate da recenti strutture che lo celano. Secondo il Correnti sarebbe stato costruito sulla riva del mare per volontà di Federico II e il nome „Ursino“ dato al castello deriverebbe da Castrum Sinus ovvero il „castello del golfo“, nonostante esso appaia già con il nome di Castrum Ursinum in un diploma del 1255, che di fatto ridimensiona l’ipotesi di una storpiatura avvenuta nel tempo di sinus.

All’interno del castello si vissero alcuni dei momenti più importanti della guerra del Vespro. Nel 1295 vi si riunì il Parlamento Siciliano, che dichiarò decaduto Giacomo II ed elesse Federico III a re di Sicilia. Nel corso del 1296 il castello fu preso da Roberto d’Angiò e successivamente espugnato nuovamente dagli aragonesi. Re Federico abitò a partire dal 1296 il maniero, facendone la corte aragonese e così fecero anche i successori Pietro, di Ludovico best phone holder for running, Federico IV e Maria. Inoltre la sala dei Parlamenti fu nel 1337 anche la camera ardente per la salma di re Federico III. Nel 1347 all’interno del castello venne firmata la cosiddetta Pace di Catania fra Giovanni di Randazzo e Giovanna d’Angiò.

Il castello Ursino fu dimora reale dei sovrani del casato Aragona di Sicilia (ramo parallelo siciliano del casato di Barcellona) e ospitò tutti i re da Federico III e tutti i suoi discendenti fino al 1415 ospitò la regina Bianca d’Evreux di origine normanna ma ereditaria del regno di Navarra sposa di Martino I di Sicilia (deceduto nel 1409).
Finiti i Vespri, il castello, dimora di Maria di Sicilia, fu teatro del rapimento della regina da parte di Guglielmo Raimondo Moncada nella notte del 23 gennaio 1392, per evitare il matrimonio con Gian Galeazzo Visconti. Con l’avvento di Martino I di Sicilia il castello divenne nuovamente corte del regno.

Alfonso il Magnanimo riunì il 25 maggio del 1416, nella sala dei Parlamenti del castello i baroni e i prelati dell’isola per il giuramento di fedeltà al Sovrano e fino al 30 agosto vi si svolsero gli ultimi atti della vita politica che videro Catania come città capitale del regno. Nel 1434 lo stesso re Alfonso firmò nel castello l’atto con cui concedeva la fondazione dell’Università degli Studi di Catania.
Nel 1460 si riunirà nel castello Ursino il primo Parlamento del periodo aragonese-castigliano presieduto dal viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea. Inoltre al suo interno morì nel 1494 don Ferdinando de Acuña viceré di Sicilia. Verrà sepolto in Cattedrale, nella cappella di Sant’Agata.
Nel XVI secolo venne costruito un bastione detto di San Giorgio a difesa del castello ed eseguite alcune modifiche in stile rinascimentale.

Dal XVI secolo, con la fine del Regno di Sicilia, il castello vide sempre più indebolito il suo ruolo militare, diventando temporaneamente dimora di viceré, e più costantemente del castellano, mentre una parte di esso fu adibito a prigione.

L’11 marzo 1669 da una frattura sopra Nicolosi cominciò la più imponente eruzione dell’Etna di epoca storica, che dopo aver distrutto orti e casali, giunse alle mura della città, che riuscì a superare da Nord-Ovest, nella zona del Monastero di San Nicolò l’Arena, per poi dirigersi verso il Bastione di San Giorgio. Il 16 aprile la lava arrivò attorno al castello e pur non intaccandone le strutture colmò il fossato, coprì i bastioni e spostò per alcune centinaia di metri anche la linea di costa. Qualche tempo dopo anche il terremoto del 1693 provocò una serie di danni alle strutture, compromettendo definitivamente il ruolo militare del castello.

Ristrutturato, continuò ad ospitare le guarnigioni militari prima piemontesi (1714) e quindi borboniche, assumendo anche il nome di Forte Ferdinandeo. Rimase tuttavia prigione fino al 1838, quando il governo borbonico riconoscendone il ruolo come fortilizio, vi apportò restauri e vi aggiunse nuove fabbriche che finirono con l’occultare sempre più l’originaria struttura sveva.

In tale stato il maniero rimase fino agli anni 30 del Novecento, quando fu oggetto di un radicale restauro, in vista della sua trasformazione in Museo.

Acquisito nel 1932 dal comune e sottoposto a restauri, oggi il castello si trova in pieno centro storico e, dal 20 ottobre 1934, è adibito a museo civico di Catania. Nel mese di novembre del 2009 sono stati ultimati i lavori di restauro.

La costruzione, a pianta quadrata, si ispira ai rinomati castelli del deserto ed ogni lato misura circa 50 metri. I quattro angoli sono dotati di torrioni circolari con diametro poco superiore ai 10 metri e altezza massima di 30, mentre le due torri mediane sopravvissute (in origine erano quattro) hanno un diametro di circa 7 metri. Le mura sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico e presentano uno spessore di 2.50 metri. Nel corso del XVI secolo il castello venne dotato di un profondo fossato e fu rinforzato alle basi con massicce scarpate che lo slanciavano dandogli un aspetto decisamente imponente. Esse sono visibili nel fossato del lato sud del castello grazie ad una serie di scavi effettuati nel corso dei primi anni del XXI secolo.

Il lato settentrionale è quello principale ed è ben conservato con quattro finestre anche se originariamente non presentava aperture per renderlo meno vulnerabile agli attacchi nemici, qui l’entrata del castello era difesa da un ponte levatoio e da mura difensive i cui resti sono ancora visibili nel fossato di fronte all’entrata. Una base a scarpa rafforza la struttura del castello.

Il lato sud è molto cambiato nel tempo, data la scomparsa della torre mediana e delle numerose finestre aperte nel tempo. Qui troviamo una porta secondaria detta „porta falsa“ che, per mezzo di uno scivolo (che probabilmente era in legno e pietra), conduceva all’imbarcadero a mare ricavato oltre il bastione; il lato sud del castello infatti fino alla metà del XVI secolo era prospiciente la spiaggia. Poi la realizzazione del bastione di San Giorgio e della piattaforma di Santa Croce lo allontanarono dal mare, ma lo resero efficiente per l’uso dei cannoni. Il definitivo allontanamento dal mare e l’innalzamento del livello del terreno circostante al castello fu dovuto alla colata lavica del 1669 che lo cinse quasi totalmente e sommerse i bastioni. Il lato est non presenta la semi torre ma vi si trova una meravigliosa finestra di età rinascimentale con un pentalfa in pietra nera lavica. I moderni lavori di restauro hanno portato alla luce fino ad ora parte dei bastioni cinquecenteschi 1 liter water bottle, una garitta perfettamente conservata e i basamenti a scarpa che restituiscono la maestosità alle torri angolari del castello ottenuta a seguito dei rinforzi rinascimentali. Il progetto originale probabilmente non prevedeva una merlatura, rara nei castelli federiciani. Ma successive modifiche e ricostruzioni della parte sommitale di alcune torri, hanno probabilmente previsto l’inserimento di merlature.

L’ingresso, semplice, si trova nel prospetto nord ed ha sopra in una nicchia una scultura raffigurante un’aquila sveva che afferra una lepre simbolo del potere del sovrano Federico II sulla città etnea, erroneamente scambiata talora per agnello. Al suo interno si sviluppava la corte e vi rimane un bel cortile con scala esterna in stile gotico-catalano costruita in età rinascimentale, intorno all’atrio c’era una fuga di crociere quadrate che furono definite „campate di un maestoso tempio gotico“.

Attorno al cortile interno c’erano le quattro grandi sale fiancheggiate da sale minori, dalle quali si accede alle torri angolari. Ogni grande sala è divisa da tre campate, coperte da volte a crociera costolonate che si dipartono da semicolonne con capitelli ornati a foglie.

Dal piano inferiore al piano superiore si accedeva attraverso le scale a chiocciola posizionate all’interno delle semi torri nord e sud. Funzionalmente combinò sia la funzione di reggia (palatium) che quella di maniero (castrum).

L’aspetto complessivo del castello nel suo ambiente circostante è notevolmente cambiato nel tempo key holder for running, era prossimo al mare nei lati sud ed est, probabilmente in una vasta area aperta ridottasi ad uso agricolo dopo il progressivo abbandono dei quartieri meridionali nel corso della tarda antichità. In seguito, forse lungo il corso del XIV secolo durante l’espansione della Giudecca di Catania, la campagna su cui sorgeva venne occupata da fabbricati e conventi, tra cui quello di San Domenico, eretto nel 1313 sweater fabric. Dal 1405 la città che ormai lo soffocava venne sventrata e intorno all’edificio fu ricavata un’ampia piazza d’arme. In seguito la struttura fu circondata da bastioni e dotata di un fossato e venne reso imponente dalle scarpate. Dopo la colata lavica del 1669 e il terremoto del 1693, il castello vide allontanare la linea di costa di centinaia di metri e rialzarsi il livello del terreno di una decina di metri così che la sua imponenza e la sua magnificenza venne occultata per sempre.

Il lungo periodo durante il quale il castello fu adibito a carcere comportò notevoli modifiche strutturali, poiché il maniero federiciano, nonostante la sua ampiezza, non aveva un numero sufficiente di locali che si prestassero ad essere usati come prigione. Così le grandi sale del piano terra furono suddivise da nuovi muri e solai, che crearono ambienti minori in cui i prigionieri stavano come l’anime dannate nei cosiddetti dammusi, cioè piccole celle, oscure e infestate da topi, scorpioni e tarantole.

Una traccia di questa pagina della storia del castello si trova nelle centinaia di graffiti che riempiono i muri e gli stipiti di porte e finestre di tutti gli ambienti del piano terra (ad eccezione di quelli sul lato nord) e anche il cortile interno.

Il castello Ursino (primi del XX secolo).

Il castello Ursino in una riproduzione filatelica.

L’aquila imperiale che soggioga la lepre.

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Conquer (The Walking Dead)

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Conquer“ is the sixteenth and final episode of the fifth season and 67th episode overall of the post-apocalyptic horror television series The Walking Dead, which aired on AMC on March 29, 2015. It was written by showrunner Scott M. Gimple and Seth Hoffman, and directed by Greg Nicotero.

Several recurring storylines culminate in the episode: the residents of the Alexandria Safe-Zone deciding on what to do with Rick Grimes (Andrew Lincoln) following his outburst in the previous episode; Glenn Rhee’s (Steven Yeun) conflict with Nicholas (Michael Traynor); and Sasha Williams (Sonequa Martin-Green) and Father Gabriel Stokes (Seth Gilliam) confronting their demons. Meanwhile, Daryl Dixon (Norman Reedus) and Aaron (Ross Marquand) encounter trouble from a potential threat during a run, and Morgan Jones (Lennie James) nears the end of his search for Rick.

Similar to the pilot episode and the season two premiere, the episode aired in a 90-minute time slot, as opposed to its regular 60-minute time slot.

Television commentators lauded the character progression, its storytelling, Nicotero’s direction, Gimple’s and Hoffman’s script and the ensemble’s performances. Many highlighted Andrew Lincoln and Lennie James’s performances, as well as the character progression of Carol Peletier. Upon airing, it attracted 15 key holder for running.8 million viewers with an 18-49 rating of 8.2, making it the most watched season finale in the show and drama in basic cable history.

One morning, Morgan Jones (Lennie James) brews coffee in his camp when a man (Benedict Samuel) with a „W“ written in his forehead approaches and holds him at gunpoint. He explains that he and his group, the Wolves, are hunting down other survivors and eliminating them. Morgan offers his supplies in exchange for being let go, but the Wolf refuses. Morgan evades another Wolf attempt to ambush him and knocks both of them out with his walking stick.

In Alexandria, Rick Grimes (Andrew Lincoln) regains consciousness after being knocked out by Michonne (Danai Gurira) and is informed that Pete (Corey Brill) has been separated from Jessie (Alexandra Breckenridge), and Deanna Monroe (Tovah Feldshuh) is holding a forum to decide whether Rick should be exiled. Maggie Greene (Lauren Cohan) tries to talk Deanna out of it, but is unsuccessful. Rick later admits to Michonne that he and Carol (Melissa McBride) stole guns from the armory and tries to return the gun, but Michonne says she would not have stopped him, and that she knocked out Rick to protect him, not Alexandria.

Carol visits Pete and asks him to check on Tara Chambler (Alanna Masterson), who is still wounded. When he refuses, Carol pulls a knife and threatens him, saying that she can get away with claiming self-defense. Pete has a nervous breakdown. Abraham Ford (Michael Cudlitz) visits Tara and talks with Eugene Porter (Josh McDermitt), and they apologize for things that happened on the road. Later, Tara wakes up while Rosita Espinosa (Christian Serratos) is watching her. Outside the walls, Sasha (Sonequa Martin-Green) buries a group of walkers she had killed bottle stainless steel. However, still emotionally unstable, she goes into the grave and lies among the pile of corpses.

Meanwhile, Daryl Dixon (Norman Reedus) and Aaron (Ross Marquand) find a survivor wearing a red poncho (Jason Alexander Davis) in the forest, but lose track of him, and decide to scavenge supplies from a food truck. However, they set off a trap that unleashes a horde of walkers and are forced to take shelter inside a car. Morgan arrives and Daryl and Aaron are able to escape. Aaron invites Morgan to Alexandria, but Morgan declines, asking instead for directions and shows them the map he picked up in the church. That night, the two Wolves Morgan previously encountered bring the survivor with the red poncho to the location, only to find their trap triggered, and they slit his throat. While resetting the trap, the Wolves find Aaron’s dropped pack, containing evidence of Alexandria’s existence.

Glenn Rhee (Steven Yeun) sees Nicholas (Michael Traynor) climbing over the wall and follows him into the woods. While tracking him, Glenn is shot and wounded by Nicholas. Glenn escapes and tackles Nicholas when his attention is focused on a lone walker. A struggle ensues and Nicholas runs off, leaving Glenn to defend himself against the walkers they attracted. As Nicholas moves through the night, Glenn catches up and holds him at gunpoint. Nicholas begs for his life, and Glenn reluctantly spares him.

Father Gabriel (Seth Gilliam) goes outside the walls, unarmed. He finds a walker eating a man and approaches, offering himself to the walker, but he ends up killing both the walker and the dying man. Upon returning to Alexandria, Gabriel leaves the front gate ajar. Sasha goes to the church and asks Gabriel for help, but he says he cannot help her. Sasha admits she wants to die, and Gabriel, in a fit of anger, blames Bob Stookey (Lawrence Gilliard, Jr.) and Tyreese’s (Chad Coleman) deaths on her sins. A struggle ensues and Sasha holds Gabriel at gunpoint. Gabriel tells her to shoot him but Maggie arrives and stops her. Maggie hears Gabriel’s confession over letting his congregation die, and helps him to his feet.

Rick is on his way to the meeting when he notices the front gate open. He closes it and follows a trail of blood to find walkers amongst the houses. At the meeting, Michonne, Carol, Abraham and Maggie speak in Rick’s defense, while Deanna reveals Gabriel’s claims. Rick arrives with a walker corpse, saying the walls alone aren’t enough to keep the residents safe. An inebriated Pete shows up wielding Michonne’s katana, angrily proclaiming that Rick does not belong in Alexandria while attempting to assassinate him. Reg tries to stop Pete, but Pete shoves Reg away and accidentally slices open his throat with the katana, which Abraham pins him down afterwards. At Deanna’s request, Rick executes Pete. He looks up to find that Daryl and Aaron have returned with Morgan, who all witnessed the execution.

In a post-credits scene, Michonne contemplates mounting her katana back on the wall, but decides to carry it. At the Wolves‘ trap, the red poncho survivor, now a walker, stumbles past the car in which Daryl and Aaron had taken shelter, upon which has been written „WOLVES NOT FAR“.

„Conquer“ was co-written by executive producer and series showrunner Scott M. Gimple and co-executive producer Seth Hoffman. It was directed by executive producer and special make-up effects supervisor Greg Nicotero.

The episode featured Lennie James as Morgan Jones prominently, his fifth guest appearance on the television series. It marks his third appearance in the fifth season, after two brief, post-credit cameo appearances in „No Sanctuary“ and „Coda“, which showed Morgan on the trail after leaving his base in the third season episode „Clear“. A cover version of Brian Wilson’s 1988 song „Love and Mercy“ plays during one scene. It was recorded by Gazelle Twin specifically for the episode.

Upon airing, the episode was watched by 15.8 million American viewers with an 18-49 rating of 8.2, an increase in viewership from the previous episode which had 13.757 million viewers with an 18-49 rating of 7.0. This made the episode the highest rated season finale in the show’s history, beating last season’s finale, which had a 7.6 18-49 rating. Including DVR viewership, the episode was watched by 21.43 million viewers with an 18-49 rating of 11.1.

„Conquer“ received critical acclaim. Critics praised the reintroduction of Lennie James as Morgan Jones into the main story. Other critics complimented the performances of James, as well as Andrew Lincoln and Tovah Feldshuh as well as the script. The scenes involving Seth Gilliam, Sonequa Martin-Green and Steven Yeun were noted as highlights. Greg Nicotero’s direction was praised with many being complimentary of the shot of Sasha lying on a herd of walkers in a graveyard, as well as the scene involving Daryl and Aaron hiding in a car surrounded by hundreds of zombies. Den of Geeks Ron Hogan said „Nicotero has been killing it, literally and figuratively, this season, and this brilliantly conceived movie-length episode is a testament to his abilities behind the camera.“ He also felt the performances of the actors were a strong point in the episode, saying „everyone raises their game“ as well as noting the series has „never been better“ in its fifth season run.

Some continued to assess the fifth season as the strongest. Varietys Laura Prudom called it „arguably […] The Walking Deads best [season] yet, propelled by compulsive story threads and fascinating character dynamics“ as she commented on the episode as a whole saying: „The weight of so many competing story arcs certainly brought a breathless quality to the finale — similar to Game of Thrones and that blockbuster show’s sprawling ensemble, each character probably got a cumulative five minutes of screen time while showrunner Scott Gimple worked to tie up multiple loose ends.“ She also declared that Morgan’s presence dominated the episode.

The Guardians Bryan Moylan declared it „a season finale that had everything.“ He said: „In bravura style, this shocking season finale showed Rick confronting the people of Alexandria, and perfectly set up a very creepy season six.“ He praised the ending with „the action […] cutting between four life-or-death confrontations. Rick was fighting off the three zombies that had been let into Alexandria; Sasha was fending off Gabriel; Glenn was beating the snot out of Nicholas stainless water bottle with straw; and Carol, Michonne, and the rest of the group were defending Rick from Deanna best college football uniforms 2013.“ He assessed „And that is what makes this show so great. It resolved all the storylines it had been juggling all season, but not without some moral and emotional ambiguity. And it took the time to direct us towards what we can expect when the show returns. There is resolution, but there is still impending doom. There is never any rest on The Walking Dead, and I can’t wait for its return.

Erik Kain for Forbes praised the episode, inferring it to be unpredictable and „one of the most tense and anxious episodes of The Walking Dead„. Both The Wrap and Us Weekly felt the season finale delivered an explosive and action packed climax.

Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato

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Il paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato è un sito patrimonio dell’umanità che comprende una serie di località situate nelle aree vitivinicole del Basso Piemonte: le Langhe mens fashion socks wholesale, il Roero e il Monferrato key holder for running. Ha le caratteristiche di paesaggio culturale.

Questo sito include cinque aree vitivinicole contraddistinte da paesaggi ritenuti dall’UNESCO di particolare interesse culturale e valore storico, oltre al Castello di Grinzane Cavour, un nome emblematico nello sviluppo dell’attività vitivinicola e nella storia italiana. Si trova nella parte meridionale del Piemonte, tra il fiume Po e l’Appennino ligure, ed è caratterizzato dall’intera gamma di processi tecnici ed economici relativi alla viticoltura e alla vinificazione che hanno delineato questa macro regione per secoli, modellandone la natura circostante stainless steel in water. Si rileva che in quest’area sono stati ritrovati anche pollini di vite risalenti al V secolo a.C., quando il Piemonte era un luogo di contatto e di scambio tra Etruschi e Celti; parole etrusche e celtiche, in particolare quelle legate al vino, si possono ancora rintracciare nei dialetti locali. Durante l’impero romano, Plinio il Vecchio menziona la regione Piemonte come una delle più favorevoli per la coltivazione di vigneti nell’antica Italia; Strabone cita le sue botti di legno.

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Snow Hill Island

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Snow Hill Island (in Argentinien Isla Cerro Nevado genannt, deutsch etwa „Schneehügelinsel“) ist eine der Antarktischen Halbinsel vorgelagerte Insel im Weddellmeer.

Sie liegt gegenüber der James-Ross-Insel auf der südöstlichen Seite der Admiralitätsstraße. Getrennt durch die etwa einen Kilometer breite Picnic Passage, schließt sich unmittelbar nordöstlich die Seymour-Insel an, wo Argentinien seit 1969 die Forschungsstation Base Antártica Marambio betreibt. Vier Kilometer westlich, am südwestlichen Ausgang der Admiralitätsstraße, liegt die Lockyer-Insel. Snow Hill Island ist etwa 35 km lang, fast 16 km breit und besitzt eine Fläche von rund 371,2&nbsp key holder for running;km². Die Insel ist zu 96&nbsp waterproof boat bag;% vergletschert und weist nur in ihrem nördlichen Teil, der Spath-Halbinsel, eisfreie Flächen auf. Die Eiskappe, die den gesamten südlichen Teil der Insel bedeckt, ist bis zu 396 m hoch.

Die eisfreie Oberfläche der Spathhalbinsel wird von fossilreichen Ton- und Sandsteinen der Snow-Hill-Island-Formation und der López-de-Bertodano-Formation geprägt, die der oberen Kreide zugeordnet werden und sich auch auf den Nachbarinseln fortsetzen. Neben Versteinerungen von Wirbellosen, vor allem Schnecken, Muscheln, Ammoniten, Seeigeln und Korallen, wurden auch Fußabdrücke von Dinosauriern gefunden.

Südwestlich von Snow Hill Island befindet sich eine große Brutkolonie von Kaiserpinguinen. In direkter Nachbarschaft zur Insel wurden im November 2004 auf 263 ha Festeis 4000 bis 4200 Brutpaare gezählt. Die Kolonie wird von BirdLife International als Important Bird Area (ANT069) ausgewiesen.

Die Insel wurde erstmals am 6. Januar 1843 von James Clark Ross gesichtet, der sie allerdings gemeinsam mit James Ross Island für einen Teil der Antarktischen Halbinsel hielt. Da die Eiskappe der Insel in deutlichem Kontrast zu den nördlich angrenzenden schneefreien Gebieten stand, verzeichnete er sie in seiner Karte als Snow Hill.

Den Inselcharakter von Snow Hill Island konnte erst die Schwedische Antarktisexpedition unter Leitung von Otto Nordenskjöld nachweisen, die hier 1902 und 1903 überwinterte. Nordenskjöld, der am 14. Februar 1902 auf der Insel landete, wollte hier eigentlich nur einen arktischen Winter verbringen, konnte die Insel aber nicht verlassen, weil das von Kapitän Carl Anton Larsen geführte Expeditionsschiff Antarctic am 21. Februar 1903 im Weddellmeer nach schwerer Eispressung gesunken war. Nordenskjöld nutzte die Zeit, um die Umgebung auf ausgedehnten Schlittentouren zu erforschen und zu kartieren. Er entdeckte den Prince Gustav Channel und bewies damit, dass auch James Ross Island eine Insel ist. In seinem Lager wurde die bis dahin längste meteorologische Messreihe in der Antarktis aufgenommen. Am 8. November erreichte Kapitän Julián Irizar (1869–1935) als Leiter einer argentinischen Rettungsexpedition mit der Korvette Uruguay Snow Hill Island und bewahrte Nordenskjöld vor einer weiteren Überwinterung.

Im Dezember 1934 startete Lincoln Ellsworth mit dem Piloten Bernt Balchen von Snow Hill Island aus zu einem Flug entlang der Küste der Antarktischen Halbinsel. Sich verschlechterndes Wetter hinderte ihn aber daran, den Kontinent wie geplant zu überqueren. Das gelang ihm erst ein Jahr später, als er von der Dundee-Insel bis zur Bucht der Wale am Rossmeer flog.

Die Insel wird gelegentlich von Touristen besucht, einerseits wegen der hier anzutreffenden Kaiserpinguine, andererseits wegen der Reste des schwedischen Lagers von 1902/1903. Nordenskjölds Hütte ist heute als Historische Stätte und Denkmal HSM-38 unter den Schutz des Antarktisvertrags gestellt. Ihr Besuch ist streng reglementiert.

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