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Samantha Logan

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Samantha Jade Logan (Boston, 27 ottobre 1996) è un’attrice statunitense Ray Ban Occhiali.

Samantha Logan si trasferisce a New York con la madre, Colleen Logan, all’età di dieci anni giubbotti moncler. Frequenta la Fiorello LaGuardia High School, nota scuola di spettacolo che compare nel film Saranno famosi, e inizia a lavorare come ballerina in tournée teatrali Ray Ban Occhiali.
Dopo alcuni ruoli di supporto in serie televisive statunitensi tra cui Gossip Girl e Law & Order, ha interpretato il personaggio di Nona Clark nella serie televisiva 666 Park Avenue. A 15 anni debutta al cinema nel film Detachment. Successivamente ha preso parte al medical drama General Hospital nel ruolo di Taylor DuBois ma viene sostituita con Pepi Sonuga poiché impegnata a girare il suo secondo lungometraggio intitolato Una fantastica e incredibile giornata da dimenticare, con Steve Carell e Jennifer Garner. Nel 2014 si è unita al cast della quarta stagione della serie televisiva di MTV Teen Wolf. A Los Angeles ha girato l’episodio pilota di Recovery Road, una serie americana della ABC Family nella quale Samantha recitava da protagonista. Prima del debutto in televisione ci fu un recasting e il ruolo passò a Jessica Sula.
Logan sostiene organizzazioni benefiche come la Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation e Girls Up.
Nelle versioni in italiano dei suoi film Logan è stata doppiato da:

Laurent Blanc

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Laurent Blanc (Alès, 19 novembre 1965) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo libero, tecnico del Paris Saint Germain.

Ha iniziato a giocare nel Montpellier, con il quale ha militato nel campionato francese dal 1983 al 1991, segnando in quattro stagioni più di 10 reti con il record di 18 nel 1986-1987.
Nel 1991 si trasferisce in Italia, al Napoli, per 5,5 miliardi di lire. In maglia azzurra, allenato da Claudio Ranieri, è uno dei protagonisti del quarto posto in campionato dei partenopei con 6 gol all’attivo, ma per contrasti con la società torna appena un anno dopo in Francia, approdando in prestito al Nimes; dopo una stagione il Napoli lo cede definitivamente al Saint-Etienne. Andrà poi all’Auxerre, da dove poi, tornato ai massimi livelli, prenderà il volo per la Spagna, al Barcellona nel 1996-1997.
Trasferitosi all’Olympique Marsiglia sigla una doppietta nella prima giornata di campionato, contro il Le Havre (3-1).
Dal 1999 al 2001 ha giocato ancora in Italia all’Inter, voluto da Marcello Lippi per sostituire Beppe Bergomi, prima di chiudere la carriera in Inghilterra al Manchester United.
Durante il suo periodo in Nazionale Ray Ban occhiali da sole, era solito baciare la testa del compagno Fabien Barthez poco prima dell’inizio della partita come gesto portafortuna giubbotti moncler.
Con la Nazionale francese ha esordito il 7 febbraio 1989 a Dublino contro l’Irlanda, disputando un totale di 97 partite e segnando 16 reti fino al 2000. Con la Nazionale si è laureato campione del mondo nel 1998 e campione d’Europa nel 2000; in entrambe le manifestazioni segnò una rete: nella rassegna mondiale francese tra l’altro risultò decisivo il suo golden goal negli ottavi contro il Paraguay.
L’8 giugno 2007 è stato scelto come allenatore del Bordeaux, sostituendo Ricardo Raymundo Gomes Ray Ban Occhiali. Nel campionato 2007-2008 la squadra si piazza secondo in campionato con 75 punti dietro al vincitore Lione con 79 punti. In Coppa UEFA supera il Tampere United al 1º turno e passa il girone come prima classificato con 12 punti; l’avventura finisce però ai sedicesimi, dove viene eliminato dall’Anderlecht.
La stagione 2008-2009 inizia bene vincendo la Supercoppa di Francia contro il Lione 5-4 ai rigori giubbotti moncler. In campionato domina, vincendo con 80 punti la Ligue 1 davanti al Marsiglia (77 punti) e al Lione (71 punti). In Champions League è nel girone della Roma, del Chelsea e del Cluj: si piazza al terzo posto con 7 punti, passando così in Coppa Uefa ma esce subito perdendo con il Galatasaray ai sedicesimi. Si consola vincendo Coppa di Lega francese 4-0 contro il Vannes.
Riconfermato al Bordeaux vince subito la Supercoppa di Francia 2-0 contro il Guingamp. In Champions League è nel girone della Juventus, del Bayern Monaco e del Maccabi Haifa: lo vince raggiungendo così gli ottavi di finale ed esce dalla Champions League contro il Lione ai quarti di finale. In campionato invece, dopo essere stato primo fino all’inizio del girone di ritorno, crolla e finisce sesto, fuori dalle coppe europee. Il 16 maggio 2010 risolve consensualmente il contratto che lo legava ancora un anno ai girondini; gli subentra Jean Tigana.
Il 2 luglio 2010 viene ufficializzata la nomina di Blanc come nuovo commissario tecnico della Nazionale francese. Nel periodo di aprile-maggio 2011 è molto vicino a dare le dimissioni in seguito alle polemiche riguardanti il problema razziale in Francia, con le pesanti accuse di Lilian Thuram e la sospensione del D.T. della nazionale François Blaquart in seguito alla proposta di inserimento di una quota del solo 30% di ragazzi africani e arabi nei vivai delle squadre. Secondo Mediapart Blanc e Eric Mombaerts, allenatore dell’Under-21, avrebbero accettato; secondo altri in realtà Blanc sarebbe stato favorevole alla proposta di Mombaerts di affrontare il problema limitando l’ingresso del numero di ragazzini che possono cambiare nazionalità, visto che molti calciatori di nazionalità francese desiderano poi giocare con le loro nazionali d’origine. Il 30 giugno 2012 lascia la guida della Nazionale francese, rassegnando le dimissioni dopo i quarti di finale raggiunti agli Europei.
Il 25 giugno 2013 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Paris Saint-Germain, firmando un contratto biennale. Vince subito la Supercoppa francese e nella stagione 2013-2014 vince anche il campionato e la Coppa di Lega. Inizia la sua seconda stagione al club capitolino vincendo un’altra Supercoppa. L’11 aprile 2015 vince la sua terza Coppa di Lega.
„“ Statistiche aggiornate al 3 marzo 2016″“
Statistiche aggiornate al 20 marzo 2016.
In grassetto le competizioni vinte.
Altri progetti
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Commissione Tecnica Federale (1904-1964) · Guérin (1964-1966) · Arribas e Snella (1966-1967) · Fontaine (1967) · Dugauguez (1967-1968) · Boulogne (1969-1973) · Kovács (1973-1975) · Hidalgo (1976-1984) · Michel (1984-1988) · Platini (1988-1992) · Houllier (1992-1993) · Jacquet (1993-1998) · Lemerre (1998-2002) · Santini (2002-2004) · Domenech (2004-2010) · Blanc (2010-2012) · Deschamps (2012-in carica)

Quartetto d’amore

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Il quartetto d’amore è un gruppo di quattro strumenti musicali costruiti da Leandro Bisiach tra il 1900 e il 1903. Si tratta di un quartetto d’archi composto da due violini, una viola e un violoncello costruiti a imitazione della viola d’amore, per poter eseguire il repertorio di quest’ultima impiegando la tecnica strumentale moderna. Gli strumenti sono conservati presso il Museo degli strumenti musicali di Milano giubbotti moncler.
Gli elementi del quartetto hanno la taglia dei moderni strumenti, ma nella forma ricordano le viole da gamba e hanno l’estremità terminale del cavigliere scolpita a testina. Sono montati con quattro corde, accordate per quinte come gli strumenti moderni, con l’aggiunta di quattro corde di risonanza sotto la tastiera giubbotti moncler, analoghe a quelle della viola d’amore. Il violoncello può montare una quinta corda, sia principale che di risonanza.
Il quartetto è stato impiegato per la prima volta in concerto il 25 aprile 1904, presso il Conservatorio di Milano Ray Ban Occhiali, riscuotendo l’approvazione del pubblico.

Carl Friedrich von Weizsäcker

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Carl Friedrich Freiherr von Weizsäcker (Kiel, 28 giugno 1912 – Söcking, 28 aprile 2007) è stato un fisico, astrofisico e filosofo tedesco.
È stato il più longevo membro del team di scienziati che fece ricerche nucleari nella Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, sotto il comando di Werner Heisenberg.
Weizsäcker era figlio del diplomatico Ernst von Weizsäcker, fratello maggiore dell’ex presidente tedesco Richard von Weizsäcker, padre del fisico e ricercatore ambientale Ernst Ulrich von Weizsäcker e suocero dell’ex segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Konrad Raiser.
Nato a Kiel, Weizsäcker trascorse l’infanzia a Stoccarda e a Copenaghen. Dal 1929 al 1933 studiò fisica, matematica e astronomia a Berlino, Gottinga e Lipsia. Il supervisore delle sue tesi di dottorato fu Friedrich Hund.
I suoi maggiori interessi come giovane ricercatore erano l’energia di legame degli atomi e i processi nucleari nelle stelle. Assieme a Hans Bethe creò un formula riguardante questi ultimi, chiamata formula Bethe-Weizsäcker, e studiò il processo ciclico di fusione nelle stelle.
Negli anni trenta partecipò al programma nucleare militare tedesco facendo parte del gruppo di scienziati raccolti intorno alla prestigiosa guida del premio Nobel Werner Karl Heisenberg, che condusse una serie di ricerche tese a verificare la possibilità di costruire armi nucleari, che non trovarono compimento. A pochi mesi dall’inizio della seconda guerra mondiale Ray Ban Occhiali, il suo nome venne menzionato da Albert Einstein in una lettera al presidente statunitense Roosevelt, in cui Einstein sollecitava quest’ultimo a predisporre risorse e particolare attenzione alla ricerca sull’uranio. Carl Friedrich von Weizsäcker viene citato nella lettera come ricercatore legato al Kaiser-Wilhelm-Institut di Berlino, dove venivano portate avanti ricerche sull’uranio Ray Ban occhiali da sole, e come persona influente, figlio dell’allora segretario di stato per gli esteri tedesco Ernst von Weizsäcker. capace di attirare risorse sul progetto nuclere tedesco.
Nel 1945 fu catturato da reparti speciali alleati, nella cosiddetta operazione Alsos, insieme ad altri scienziati che si occupavano del programma nucleare e internato a Farm Hall, vicino Cambridge. Il gruppo durante i sei mesi di reclusione fu costantemente sottoposto a controllo con microfoni nascosti, al fine di conoscere lo stato e le finalità delle ricerche nucleari svolte dal gruppo di cui von Weizsäcker e Heisenberg erano gli esponenti più in vista. Le trascrizioni furono pubblicate solo nel 2001 Ray Ban occhiali da sole; non chiarirono comunque l’ambiguità che ha sempre avvolto le ricerche e le intenzioni dei fisici atomici durante il nazismo.
Nel dopoguerra riprese i suoi studi scientifici,dedicandosi all’insegnamento e collaborando alla Società Max Planck. Già nel 1944 aveva riproposto l’ipotesi nebulare per la formazione del sistema solare, introducendo perfezionamenti che lo sviluppo del sapere aveva reso possibili dall’epoca di Laplace. Tale ipotesi è ora ritenuta la più probabile. Negli stessi anni intensificò l’interesse per gli aspetti filosofici della fisica che aveva già manifestato anche in gioventù, frequentando Heidegger. Fu anche professore di Filosofia all’università di Amburgo dal 1957 al 1970 dove ebbe come collaboratore per gli studi su Platone e Kant il filosofo della scienza Gernot Böhme.
Nel 1989 gli fu assegnato il Premio Templeton per i suoi contributi scientifici. Gli è stato dedicato un asteroide, 13531 Weizsacker.
Altri progetti

Berlstedt

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Berlstedt è un comune di 1 Ray Ban Occhiali.863 abitanti della Turingia giubbotti moncler, in Germania giubbotti moncler.
Appartiene al circondario (Landkreis) del Weimarer Land (targa AP) ed è parte della comunità amministrativa (Verwaltungsgemeinschaft) di Berlstedt Ray Ban Occhiali.
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Ray Ban Occhiali

Colonialismo

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Il colonialismo è definito come l’espansione di una nazione su territori e popoli all’esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi.
Il procedimento viene detto colonizzazione.
Il termine indica anche, in senso stretto, il dominio coloniale mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei lungo l’età moderna e indica quindi il corrispettivo periodo storico, cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee, assumendo nel XIX secolo il termine di imperialismo, e formalmente conclusosi nella seconda metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anti-coloniali.
Il termine indica anche l’insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori etici e culturali dei colonizzatori siano superiori a quelli dei colonizzati.

La sua origine politico-culturale non è ben delineata in quanto la definizione stessa di colonialismo coincide con fenomeni già presenti nella storia sin dalla Grecia antica.
Infatti l’occupazione di territori oltre i confini nazionali per trarvi beneficio economico e per influenzarne le scelte di politica interna era lo strumento principale con cui i grandi imperi dell’antichità usavano accrescere il loro potere.
L’impero marittimo ateniese pose sotto la propria influenza tutte le città bagnate dal Mar Egeo, costringendole ad un’alleanza forzata e scavalcando le autorità locali, controllò alcune zone del Mar Nero da cui otteneva le materie prime per mantenere la flotta.
L’impero cartaginese sottomise con la forza gran parte delle popolazioni del Nordafrica e della Penisola Iberica utilizzando modalità non dissimili a quelle dei conquistadores spagnoli nelle Americhe e sfruttò intensamente le ricche miniere aurifere presenti in Spagna.
I Romani adottando il famoso motto „divide et impera“ divennero i precursori della strategia bellica dei colonizzatori europei, volta a sfruttare a proprio vantaggio le rivalità presenti tra le tribù locali frammentando una potenziale difesa contro l’invasore che, quindi riesce spesso ad assoggettare vasti ed eterogenei territori impiegando ridotte risorse. Inoltre, come dimostrato dalle ricostruzioni storiche e dai ritrovamenti archeologici nelle regioni esterne dell’Impero, le legioni erano sempre seguite da nutriti gruppi di cartografi e coloni che una volta pacificata l’area si sarebbero poi insediate in città di nuova fondazione.
Generalmente, si intende usare questo termine riferendolo al fenomeno che prese il via a seguito delle prime spedizioni oceaniche degli esploratori europei.
Questa fase incomincia dal 1493 con la colonizzazione di Hispaniola e finisce nel 1808 con l’indipendenza di 13 stati nel Sudamerica spagnolo, interessò tutta l’area mesoamericana, vaste zone del Nordamerica sud-occidentale, la Florida, il Sudamerica, ad eccezione del Brasile e la Guyana francese.
Questa fase incomincia dal 1505 con l’occupazione del Mozambico e finisce nel 1975 con l’indipendenza di Angola e Monzambico, interessò il Brasile, le coste africane nel Golfo di Guinea, in Angola, l’India occidentale, Timor, Macao e le isole dell’Oceano Atlantico.
Questa fase incomincia dal 1608 con la colonizzazione della Nuova Francia e finisce nel 1815 grazie al Congresso di Vienna e la cessione di gran parte delle colonie alle altre potenze europee.
Interessò il Québec, la regione dei Grandi Laghi, le pianure del Mississippi, la Louisiana, Saint-Domingue nei Caraibi, la Guiana francese, alcune isolette caraibiche, l’India occidentale
Questa fase incomincia nel 1619 con la fondazione di Batavia o Giacarta e finisce nel 1949 grazie alla indipendenza dell’Indonesia, interessò l’attuale Indonesia, alcune isole delle Piccole Antille, un insediamento nell’isola di Manhattan chiamato New Amsterdam.
Questa fase incomincia nel 1607 con la fondazione del primo insediamento permanente in America a Jamestown in Virginia e finisce nel 1783 con il Trattato di Parigi, riconoscendo l’indipendenza degli Stati Uniti d’America.
Interessò il Nordamerica orientale, la Nuova Scozia, la Terranova, la Terra di Rupert, le Bahamas, la Giamaica, il Belize e gran parte delle isole delle Piccole Antille.
Il colonialismo russo incomincia nel 1581 con la fondazione di Ermak e finisce nel 1918 con la prima guerra mondiale e la rivoluzione d’Ottobre, interessò la Siberia Ray Ban Occhiali, l’Alaska, l’Asia centrale ed il Caucaso.
Questo periodo incomincia nel 1753 con l’inizio dell’infiltrazione inglese in India, interessò il Sudafrica, il Canada, l’India, Ceylon, la Malesia, l’Australia, la Nuova Zelanda, Malta, Gibilterra, la Guiana occidentale e le isole atlantiche.
__ Regno Unito
__ Portogallo
__ Francia
__ Spagna
__ Paesi Bassi
__ Stati Uniti
__ Turchia
Questa fase incomincia nel 1830 con l’inizio della conquista dell’Algeria e finisce nel 1859 con l’annessione di Saigon, interessò l’Algeria, il Vietnam, la Guiana orientale, il Senegal, il Gabon, le isole di Tahiti e la Reunion.
Questa fase incomincia nel 1870 con la nuova spinta colonizzatrice europea e finisce nel 1956 con la decolonizzazione dei possedimenti africani.
Interessò il Bechuanaland (Botswana), la Rhodesia (Zambia), l’Uganda, il Kenya, la Somalia settentrionale, l’Egitto, il Sudan, la Nigeria, la Costa d’Oro, la Sierra Leone, il Gambia, lo Yemen, il Kuwait, la Birmania, la Papua, il Brunei, e molti arcipelaghi polinesiani.
Si mantennero i precedenti possedimenti e si stabilirono insediamenti commerciali con la forza in Cina (risale a questo secolo l’acquisizione di Hong Kong dopo la guerra dell’oppio).
(1860, inizio espansione nell’Africa Occidentale dal Senegal – 1962, indipendenza dell’Algeria), interessò il Marocco, tutta l’Africa occidentale sahariana, la Mauritania, la Costa d’Avorio, il Congo Belga, il Madagascar, il Laos, la Cambogia e la Nuova Caledonia. Come l’Inghilterra, anche la Francia impose la propria autorità commerciale ed economica in molti porti e fiumi cinesi.
(1870, fondazione dell’Impero tedesco e inizio dell’espansione nell’Africa Centrale e Meridionale seguendo la politica economica ed imperialistica di Bismarck – 1918, sconfitta nella prima guerra mondiale e perdita delle colonie), interessò il Camerun, la Namibia, il Togo e la Tanzania, contemporaneamente venivano stabilite delle teste di ponte in alcune isole dell’Oceano Pacifico, di cui le più estese erano le intere zone settentrionali della Papua Nuova Guinea e l’Arcipelago di Bismarck, e sulla costa nord della Cina.
(1869, acquisto della Baia di Assab, in Eritrea, da parte della società Rubattino – 1905, istituzione della colonia di Somalia); interessò il corno d’Africa e, più precisamente, l’Eritrea, che divenne colonia nel 1890, e la Somalia, che divenne dapprima protettorato nel 1889 e poi colonia nel 1905.
(1911, inizio Guerra italo-turca – 1912 fine guerra italo-turca); interessò i possedimenti turchi della Tripolitania e della Cirenaica, oltre alle isole del Dodecaneso.
(1935, Guerra d’Etiopia – 1943, seconda guerra mondiale); interessò principalmente l’Abissinia (odierna Etiopia), conquistata nel 1935-36 e finì con le sconfitte della seconda guerra mondiale.
Tra il 1800 e il 1878, i territori colonizzati dalle nazioni europee comprendevano un totale di 16.385.000 km². L’Occidente aveva cominciato a sviluppare politiche colonialiste sin dal XVI secolo, ma a partire dalla seconda metà del XIX secolo la conquista territoriale venne promossa sistematicamente dai centri di potere politico ed economico delle nazioni colonialiste. Questo fenomeno è stato definito dagli storici con il nome di imperialismo. La necessità di penetrare nei mercati internazionali e la comparsa sulla scena del capitalismo finanziario, avrebbero così trovato un complemento perfetto nelle politiche espansionistiche promosse da parte dei governi. La progressiva sostituzione del protezionismo doganale con politiche di libero scambio contribuì in seguito ad accelerare il processo in atto.
Un’altra spiegazione dell’imperialismo, complementare alla precedente, è che questo servì a trasferire nelle colonie le tensioni createsi nelle società occidentali. Le potenze europee, erano convinte della necessità di allargare i loro domini allo scopo di assicurarsi fonti di materie prime e aprire nuovi mercati per rafforzare l’industria e il commercio internazionale. Questa politica imperialista, basata sulla supposta missione civilizzatrice che l’uomo bianco aveva il dovere di compiere nei confronti dei popoli subalterni, non ottenne solo l’approvazione della borghesia occidentale. Nel XIX secolo, anche la sinistra parlamentare europea appoggiava la colonizzazione, ma sottolineandone gli aspetti umanitari. L’imperialismo si diffuse soprattutto in Africa, nel sud-est asiatico e in Cina, attraverso l’Oceano Pacifico e dagli Stati Uniti nell’America centrale e nei Caraibi.
Le nazioni che godevano di ricche tradizioni e che erano depositarie di culture molto antiche, come la Persia, la Cina e l’India subirono considerevoli restrizioni nell’ambito della loro sovranità e una spiccata dipendenza, nei riguardi delle potenze colonialiste. La Gran Bretagna fu una dei principali agenti di questo processo di espansione. Sin dal 1815 era considerata la prima potenza coloniale (Canada, India britannica, Australia, colonia del Capo e Ceylon). In considerazione della possibilità che la Gran Bretagna si impossessasse del monopolio dei mercati internazionali grazie alla sua politica di espansionismo indusse le altre potenze europee a una sfrenata corsa per la conquista delle fonti di materie prime e di nuovi mercati per i loro prodotti. Questa circostanza fu la causa di un’intensa epoca imperialista, nella quale le dispute per i nuovi territori condussero con frequenza a conflitti armati tra le potenze colonialiste.
In questo periodo la decadenza dell’Impero ottomano suscitò ambizioni espansionistiche da parte delle potenze europee nell’Africa del Nord e in Egitto.
L’Algeria, conquistata dalla Francia a partire dal 1830, diventò una colonia nel 1847, dopo la sconfitta dell’emiro Abd el-Kader.
Il Marocco, lottò per liberarsi dalla pressione straniera, nonostante gli sforzi del re, le continue interferenze tra Francia, Spagna e Germania finirono per annullarne lo spirito indipendentista, riducendo il paese alla condizione di doppio protettorato.
La Tunisia, alla quale la Sublime Porta (l’istanza suprema nell’Impero ottomano) aveva concesso l’autonomia nel 1871, divenne un protettorato francese nel 1881, determinando tensioni con l’Italia.
L’Italia intraprese un’intensa attività diplomatica per ottenere un posto tra le altre potenze coloniali, nel 1902 appena due giorni dopo aver stipulato la Triplice Alleanza con Germania e Austria, firmò con la Francia un accordo segreto con il quale entrambi i paesi si sarebbero spartiti le zone d’influenza nell’Africa del Nord, si spartì il Marocco per la Francia e la Libia per l’Italia.
Quando ci fu una crisi tra Francia e Germania per il dominio sul Marocco nel 1911, l’Italia vide l’occasione giusta per passare all’azione, la guerra con i turchi si prolungò fino al patto di Losanna del 18 ottobre 1912 e la Turchia rinunciò alla sovranità sulla Libia.
In Egitto, il pascià Mehmet Ali, che aveva ottenuto una notevole autonomia dall’impero ottomano intraprese, a partire dal 1806, una politica riformista con l’appoggio finanziario di inglesi e francesi, queste iniziative accrebbero a dismisura il debito egiziano.
La rovina economica e una sfortunata guerra con l’Etiopia dal 1875 al 1877 obbligarono lo sceicco Ismail a richiedere l’aiuto dei suoi creditori.
La Gran Bretagna e la Francia assunsero così la gestione del debito mettendo sotto controllo il tesoro egiziano e esercitarono pressioni nei riguardi della Sublime Porta affinché allo sceicco Ismail subentrasse il figlio Muhammad Taufiq.
L’influenza occidentale fece nascere movimenti nazionalisti che nel 1881 organizzarono una ribellione, Taufiq chiese aiuti ai governi inglese e francese per soffocare la rivolta, ma ottenne che la flotta britannica bombardò Alessandria nel 1882.
L’esercito britannico, dopo aver sconfitto i ribelli a El-kebir, occupò tutto il paese, nonostante le proteste di turchi e francesi. Gli inglesi governarono l’Egitto per vent’anni con un’amministrazione indiretta.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’Impero ottomano si dichiarò alleato della Germania, pertanto la Gran Bretagna trasformò l’Egitto in un protettorato inglese.
Nella prima metà del XIX secolo, l’Africa continuava ad essere un continente sconosciuto e misterioso, la colonizzazione del continente nero si limitava alle fasce costiere e ai delta dei grandi fiumi.
A partire da queste aree le potenze coloniali avevano stabilito una rete di insediamenti commerciali, in concorrenza fra di loro per lo sfruttamento delle materie prime e per il commercio degli schiavi, la realtà africana cominciò a cambiare grazie ai viaggi degli esploratori che, attraverso le società geografiche trasmettevano informazioni riguardanti le ricchezze di quei territori.
Nell’Africa australe, la politica di abolizione dello schiavismo e la ripartizione delle terre messa in atto dalla Gran Bretagna moltiplicò i suoi conflitti con i boeri della colonia del Capo, occupata dai britannici sin dal 1806.
Tra il 1834 e il 1839, più di 10.000 boeri furono protagonisti della grande migrazione verso l’entroterra dove, in seguito a feroci lotte contro le tribù locali dei Matabele e degli Zulu, fondarono la repubblica del Transvaal, lo stato libero di Orange e la repubblica di Natal.
La scoperta dei ricchi giacimenti d’oro e di diamanti nel Transvaal provocò l’arrivo in massa degli immigrati inglesi, nel 1890 la Compagnia Britannica del Sudafrica ottenne i diritti di sfruttamento delle miniere.
Questo nuovo motivo di frizione degenerò nella guerra boera che si concluse con l’adesione dei nuovi territori all’impero britannico, i conflitti tra i colonizzatori obbligarono gli Ottentotti a ritirarsi nel deserto del Kalahari e i Griqua a nord del fiume Orange.
Nell’Africa occidentale la Gran Bretagna disponeva di basi commerciali in Gambia, nella Sierra Leone e nella Costa d’Oro Ray Ban Occhiali, nella quale i britannici, alleati delle tribù Fanti della costa, si scontrarono con la confederazione militare Ashanti.
Comunque la sottomissione del regno yoruba ai Fulbe consentì nel 1861 l’insediamento dei britannici nello strategico porto di Lagos e l’assunzione del Benin, nella zona orientale.
A differenza della dominazione britannica, che in Africa impose le colonie di sfruttamento come formula di dominazione interposta, i francesi fondarono la loro espansione coloniale sul centralismo amministrativo e sull’assimilazione culturale delle popolazioni assoggettate, da inglobare in una grande Nation française.
Il Senegambia era sotto giurisdizione francese sin dal 1815, era rappresentata da un deputato presso l’Assemblea Nazionale, con l’abolizione della schiavitù nel 1848 sorsero i primi tentativi di instaurare un’economia tropicale fondata sulla coltivazione delle arachidi.
Nella Costa d’Avorio, la Francia creò Grand Bassam nel 1843 re di Assinie, e nell’Africa equatoriale, dove anche la Spagna aveva delle colonie come Rio Muni, Fernando Póo e Annobòn.
La marina francese fondò nel 1848 la città di Libreville (Gabon), alla foce dell’Ogowe, per accogliere gli schiavi resi liberi, la Gran Bretagna aveva fatto lo stesso a Freetown in Sierra Leone, infine dal 1847 la Liberia era uno stato indipendente composto da una popolazione di schiavi liberati provenienti dagli Stati Uniti.
Nella prima metà del XIX secolo in Africa sopravvivevano ancora stati e regni che conformavano il profilo socio-politico della fase precoloniale. Nel bacino meridionale del Congo esistevano i regni Baluba, Balunda e Bakumba. Più a nord nella regione dei Grandi Laghi, il regno Batutsi, del Ruanda e lo stato del Buganda, del re Sunna II, lottarono contro la penetrazione araba che avanzava dalla città costiera di Zanzibar. Nel Madagascar, il sovrano Madama I, appoggiato dalla Gran Bretagna, sottomise i due terzi del vasto territorio insulare. Le islamizzate tribù dei Fulbe lanciarono con successo una guerra santa contro le città haussa di Gobir e Kano giungendo a dominare tutto il territorio compreso tra il Darfur e il Senegal inferiore, Timbuctù e il massiccio dell’Adamaoua. Tra il 1847 ed il 1861, i francesi arrestarono l’invasione Fulbe del Senegambia. Alcuni decenni più tardi, i sudanesi, grazie alla loro guida religiosa Muhammad Ahmad, il Mahdi (restauratore dell’Islam sulla terra), opposero un feroce resistenza alle truppe britanniche.
Tra il 1847 e il 1877, il britannico Henry Morton Stanley a nome dell’Associazione internazionale africana, fondata dal re Leopoldo II del Belgio, assunse il controllo del bacino del fiume Congo. Ma quella regione era ambita anche dal Portogallo, con l’appoggio della Gran Bretagna e della Francia. Il cancelliere tedesco Bismark propose una grande conferenza a Berlino per regolamentare la spartizione. Vi parteciparono 12 stati europei, l’impero ottomano e gli Stati Uniti. La conferenza, svoltasi tra il 1884 e il 1885 riconobbe lo stato del Congo belga, sotto la sovranità personale del re Leopoldo II; fissò i confini del Congo francese e delle enclave portoghesi e proclamò la libertà di commercio e navigazione lungo i fiumi Niger e Congo. L’intenzione esplicita degli atti della conferenza era che ogni territorio sarebbe diventato “dominio effettivo” della colonia che si era impossessata di esso. Il principio, che rendeva non più valide le esplorazioni come formula per ottenere i diritti territoriali, autorizzava ciascuna potenza coloniale a proseguire la sua espansione verso l’entroterra fino ai confini del dominio di un’altra. Veniva dunque fissata la spartizione dell’Africa (scramble for Africa) che in seguito sarebbe diventata la causa di violenze e dispute tra le potenze coloniali nonché di rivolte anticolonialiste.
I desideri imperialistici britannici configuravano una mappa ideale. La loro intenzione era infatti di creare un grande impero coloniale dall’Egitto fino alla colonia del Capo, ma sulla loro strada si scontrarono con gli interessi di altri rivali. Per esempio in Tanzania, un territorio sotto la giurisdizione tedesca. L’incidente venne risolto con la firma del trattato di Helgoland, nel 1890 in cui la Gran Bretagna rinunciava alle sue aspirazioni in Tanzania. Forse la crisi di Fascioda (Sudan) nel 1898 fu uno degli episodi che possono spiegare con maggior chiarezza la collisione tra le potenze europee nel continente africano. Difatti anche la Francia nutriva un sogno africano: la sua ambizione era quella di costruire un grande impero dal Senegal alla Somalia, dall’oceano Atlantico a quello Indiano. Questo progetto parallelo sfumò in Sudan, dove i britannici erano in guerra contro i ribelli islamici (Mahdisti). I francesi anch’essi interessati a soffocare la rivolta allo scopo di controllare il Sudan inviarono un corpo di spedizione che fu sconfitto a Fascioda dalle truppe britanniche provenienti dall’Egitto. Il conflitto franco-britannico si concluse solo con la firma dell’Eentente cordiale del 1904.
La Francia riconobbe la sovranità britannica su Egitto e Sudan, e in cambio ottenne la libertà di azione in Marocco. La Francia forgiò gran parte del suo impero nell’Africa Occidentale e nel 1885 venne creato il governo centrale dell’Africa occidentale francese, al quale furono annessi i protettorati della Costa d’Avorio e del Dahomey. Nel 1908, l’unione delle quattro regioni del Gabon, del Congo centrale, dell’Ubangui e del Ciad diede vita al governo centrale dell’Africa equatoriale francese; l’occupazione quasi sempre pacifica di questi territori fu opera dell’esploratore generale commissario Brazza che si oppose a una colonizzazione esercitata dalle compagnie private. L’area francofona venne poi completata con la Somalia francese, il Madagascar e l’arcipelago delle Comore nel 1912. L’Eritrea, la Somalia e la Libia formavano l’impero coloniale italiano, ma le ambizioni italiane di formare un protettorato in Abissinia nel cosiddetto Corno d’Africa crollarono nel 1896, quando il corpo di spedizione italiano fu sconfitto ad Adua dal negus (imperatore) Menelik Ray Ban Occhiali. Il Portogallo mantenne le colonie della Guinea, dell’Angola, del Mozambico e São Tomé.
Nel 1788 arrivò in Australia il primo convoglio di detenuti britannici e s’insediò a Port Jackson dove fu fondata la colonia penale del New South Wales. La lontananza dell’Australia raffreddò qualsiasi intenzione coloniale fino alla perdita dei possedimenti inglesi in America del Nord. Dopodiché, la Gran Bretagna utilizzò questo continente per relegare membri della sua popolazione penitenziaria. Una nuova colonia penale venne poi fondata in Tasmania nel 1825. Nel 1830 erano già più di 58.000 i reclusi britannici che scontavano la loro pena in Australia. I primi coloni liberi giunsero a partire dal 1793, e nel corso del XIX secolo cominciò a conformarsi il profilo di una società coloniale divisa in squatter, gli allevatori, e settler, gli agricoltori, con l’aggiunta dei deportati. La convivenza di questi gruppi degenerò spesso in conflitti armati.
Convinti della necessità di ampliare i loro territori, i coloni australiani avanzarono verso l’entroterra: gli allevatori, alla ricerca continua di vasti pascoli per le loro greggi di ovini, e gli agricoltori con l’intenzione di trovare nuove terre da coltivare. I reclusi vennero destinati in Tasmania che nel 1840 per decisione el governo britannico che ne proibì il trasferimento in Australia. Nella loro avventura colonizzatrice, i nuovi arrivati si scontrarono con una popolazione aborigena dalla pelle scura che poteva vantare di una ricchissima tradizione culturale. I coloni li espulsero dalle loro terre con la stessa ferocia con cui distrussero la flora e la fauna autoctone, rimaste vergini per migliaia di anni. Gli aborigeni si dovettero trasferire nella zone più inospitali del continente, dove le possibilità di sopravvivenza erano minime. La fame, le malattie portate dall’uomo bianco e i massacri ne ridussero drasticamente la popolazione.
Attraverso l’Australian Colonies Government Act del 1850, alle colonie: Tasmania, Queensland, Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale, Australia Occidentale, Vittoria venne concessa una notevole autonomia. L’esplorazione sempre più intensa dell’Australia stimolò l’avvicinamento delle colonie che misero da parte le rivalità e puntarono alla costituzione di uno stato federale, fondato sull’unità della lingua inglese. Il 1º gennaio del 1901 venne costituito il Commonwealth of Australia che passò dallo statuto di colonia a quello di dominion.
Nel 1840 le due isole che formano la Nuova Zelanda diventarono una colonia inglese. In principio gli inglesi s’impegnarono a rispettare le proprietà dei maori, ma il massiccio arrivo di europei dal 1870 provocò una drastica riduzione dello spazio vitale delle tribù indigene. Nel 1907 fu creato il Commonwealth of New Zealand. Invece, i tedeschi furono i primi a colonizzare le isole del Pacifico stabilendo, a partire dal 1884, basi commerciali a Samoa e in Nuova Guinea per sfruttare il pregiato olio di copra. Con la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale, la Nuova Guinea passò sotto il controllo dell’Australia e la Nuova Zelanda s’impossessò di un cordone di isole situate nelle vicinanze.
All’inizio del XIX secolo la Persia e l’Afghanistan, sottomessi ai Safawida e ai Mongoli, costituivano, un interessante obiettivo per le potenze europee. La Russia e la Gran Bretagna erano in corsa per la conquista del dominio dell’Asia meridionale e orientale. In Persia la dinastia dei Qadjar regnò fino al 1925, con l’appoggio interessato di russi e britannici. Tra il 1801 e il 1828 la Russia si annesse vari territori della zona settentrionale della Persia, tra cui la Georgia, il Daghestan e altre regioni del Caucaso. Ogni tentativo per liberarsi dalla dominazione russa fallì a causa della netta superiorità dell’esercito zarista durante le guerre russo-persiane del 1804-1813 e del 1826-1828.+
Nel 1834 le ricche concessioni a favore dei russi passarono in mano ai britannici a causa della sconfitta della guerra per il dominio di Herat, nell’Afghanistan britannico. Nel 1888 la Russia fu risarcita nella spartizione persiana attraverso l’ottenimento di concessioni nel settore delle comunicazioni e bancario. La dominazione straniera provocò proteste, perciò nel 1907 britannici e russi risolsero le loro controversie con la firma di un trattato che divideva la Persia in tre zone d’influenza: una neutrale, una russa che comprendeva l’Iran settentrionale e centrale con Teheran e Isfahan, e una britannica che comprendeva la Persia sud-orientale che confinava ai domini britannici in India.
La Francia diede inizio alla sua presenza nel Sud – Est asiatico con il porto vietnamita di Turane e l’isola di Pulo Condor. Nel 1802 l’imperatore Gia Long garantì ai francesi la piena libertà di commercio, l’esclusione di altre potenze europee nel Vietnam e il rispetto dell’evangelizzazione operata dai missionari francesi. La repressione contro i missionari provocò l’entrata in azione della Marina marina francese che nel 1861 si impossessò di Saigon. L’imperatore Tu-Duc cedette la Cocincina orientale alla Francia nel 1862 e autorizzò le sue navi a navigare fino alla Cambogia. Nel 1877, i francesi si impossessarono della parte occidentale della Cocincina, ma i loro obiettivi diventò la zona del delta del Fiume Rosso (Hong Ha), nel Tonchino.
Nel 1875, con la firma del Trattato di Saigon, la Francia ottenne il permesso di navigare sul Fiume Rosso e l’autorizzazione di attraccare le proprie navi nei porti di Haiphong, Hanoi, Qui-nhon. Durante le loro incursioni lungo il Mekong, i francesi penetrarono in Cambogia, paese che subiva gli attacchi dei Tai del Siam. Nel 1887, la Francia creò l’Union Indochinoise formata da una colonia, la Cocincina e tre protettorati, ossia Annam, Tonchino e la Cambogia.
Nel 1893, aderì all’Unione Indocinese anche il Laos. Nel 1893, il Siam rinunciò a qualsiasi diritto sul Laos oltre il fiume Mekong e la Francia poté così completare il suo impero nel Sud – Est asiatico. Nel 1841, il Sultano del Brunei regalò la regione di Sarawak, sulla costa settentrionale del Borneo al britannico James Brook, temendo un’incursione olandese. Nel 1888, Londra vi stabilì un protettorato. Nel 1929, una compagnia olandese vi scoprì il petrolio.
Durante il XIX secolo, i regni della Penisola della Malacca dovettero affrontare forti pressioni colonialiste. Il Siam controllava una parte della zona settentrionale. A loro volta, i britannici mantenevano già da alcuni decenni insediamenti costieri a Penang, in Malacca e a Singapore. A partire dal 1867, la Gran Bretagna decise di concordare con ciascun regno trattati di protezione che in seguito vennero estesi a tutta la penisola.
Nel 1824 gli olandesi videro limitare la loro influenza dalla presenza britannica nell’arcipelago indonesiano. I Paesi Bassi si annetterono Bali nel 1850, il Borneo fu sottomesso nel 1863, ad eccezione del sultanato del Brunei. La Spagna non reagì di fronte alla crescente influenza delle altre forze occidentali nel Sud – Est asiatico. Dopo aver sostenuto una disastrosa guerra con gli Stati Uniti, nel 1898 la Spagna firmò un accordo segreto con cui cedeva il possesso delle isole agli statunitensi in cambio di 20 milioni di dollari.
L’India fu l’orgoglio dell’Impero britannico, un subcontinente che per più di 150 anni fu un vasto mercato per i prodotti britannici e un inesauribile fornitore di materie prime, a vantaggio del potente sistema commerciale e industriale della madre patria.
Il primo passo verso la trasformazione in colonia fu la l’approvazione, nel 1784, del Indian Act, che concedeva ai governatori generali della Compagnia Inglese delle Indie Orientali la facoltà di agire in nome del governo di Londra.
Sotto il controllo di tale compagnia restò l’India fino al 1858, anno in cui, con lo scioglimento della Compagnia, l’India divenne a tutti gli effetti colonia britannica.
Il Governement of India Act del 1858, infatti, ratificò la fine dell’impero Moghul, dopo la deposizione dell’ultimo imperatore Muhammad Bahadur Shah, e trasformò l’India in una colonia britannica sotto il mandato di un viceré.
I collaboratori del colonialismo argomentano che il governo coloniale beneficia i colonizzati sviluppando l’infrastruttura economica e politica necessaria per la modernizzazione e la democrazia. Essi indicano ex colonie come Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Hong Kong e Singapore, come esempi di successi post-coloniali. Queste nazioni comunque, non rappresentano il corso normale del colonialismo, in quanto si tratta di società coloniali o di città commerciali.
I teorici della dipendenza come Andre Gunder Frank, comunque, pensano che il colonialismo in realtà porta ad un trasferimento netto di ricchezza dai colonizzati ai partigiani, e inibisce uno sviluppo economico di successo.
I critici post-colonialisti come Frantz Fanon sostengono che il colonialismo arreca un danno politico, psicologico e morale anche ai colonizzatori.
L’attivista politica indiana Arundhati Roy disse che dibattere i pro e i contro del colonialismo/imperialismo «è un po‘ come dibattere i pro e i contro dello stupro».
I critici del neocolonialismo vedono questo fenomeno come la continuazione del dominio e sfruttamento delle stesse nazioni con mezzi differenti (ma spesso in realtà sostengono con i medesimi mezzi).
Per quanto riguarda l’accumulazione di terre, furono in pochi a poter competere, per i capitali investiti ed il successo riportato, con la Chiesa cattolica, che in Asia si arricchì grazie alla devozione degli europei e alle attività commerciali degli Ordini religiosi, mentre in Occidente (intorno al 1600) essa possedeva circa un terzo delle terre produttive delle Americhe, come i latifondi dei gesuiti nelle colonie spagnole e portoghesi, o le piantagioni dei dominicani nell’America centrale.
La Chiesa cattolica inoltre incamerava il dieci per cento di gran parte dei prodotti agricoli dei coltivatori non indigeni e talvolta anche degli indios.
È stato però osservato che la Chiesa spingeva le potenze coloniali affinché il movimento di scoperta avesse come fine principale l’evangelizzazione dei nuovi popoli e non lo sfruttamento. La diffusione del credo cattolico con ogni metodo fu talora utilizzato come giustificazione per eccidi di indigeni inermi da parte dei colonialisti, episodi per i quali viene chiamata in causa anche la Chiesa per le responsabilità (dirette o indirette) di taluni suoi esponenti.[senza fonte] Ma sono da ricordare anche episodi di ferma difesa delle popolazioni indigena da parte dei missionari (come nell’episodio della battaglia di Mboboré del 1641 in Paraguay, dove missionari gesuiti difesero con le armi le locali popolazioni Guaranì minacciate dagli schiavisti, e analoghi successivi). Nel 1570 i gesuiti riuscirono addirittura a far abolire la schiavitù in Brasile, tranne per chi praticava il cannibalismo o rifiutava la conversione al Cristianesimo. Essi vennero però dapprima espulsi da Maranhão, e poi costretti ad accettare la politica dei coloni a causa della pressante richiesta di manodopera, soddisfatta dall’importazione dei neri africani solo alla fine del XVI secolo.
Una prima ferma condanna della schiavitù dei neri fu emanata da papa Urbano VIII il 22 aprile del 1639. Nei fatti, la lotta contro la schiavitù fu sostenuta dagli ordini missionari e in particolar modo dai Domenicani e dai Gesuiti[senza fonte].
Una chiara e definitiva posizione contro il neocolonialismo venne invece offerta dall’enciclica Mater et Magistra del 1961, un pilastro della Dottrina sociale della Chiesa cattolica.
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Unione Sportiva Fiumana

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L’Unione Sportiva Fiumana era una società calcistica della città quarnerina di Fiume, oggi in Croazia.

L’Unione Sportiva Fiumana di Fiume (città che da capitale dello Stato Libero di Fiume passò sotto la Reggenza Italiana del Carnaro ed infine divenne un capoluogo di provincia italiano dal 1924) nacque il 2 settembre 1926 in seguito alla fusione di due squadre già esistenti: il Club Sportivo Olympia Fiume avente come colori sociali il bianco e il nero e classificatosi al 3º posto nel girone D del campionato di Seconda Divisione 1925-1926 e il Club Sportivo Gloria Fiume avente come colori sociali il giallo e l’amaranto e classificatosi al 4º posto dello stesso torneo (pur avendo le due squadre conquistato lo stesso numero di punti nel campionato). Va ricordato che la città (nella quale nel 1938 risultavano risiedere 53 896 abitanti) produsse in quegli anni alcuni giocatori di livello nazionale come Rodolfo Volk, Marcello Mihalich (il primo ad approdarvi), Ezio Loik, Andrea Kregar, Mario Varglien e il fratello Giovanni Varglien.
I prodromi di questa fusione vanno ricercati nella grave crisi che colpì la FIGC nella primavera del 1926 e che fornì l’occasione per l’intervento del regime fascista nel mondo del calcio con la riorganizzazione imposta alla federazione dopo la stesura della Carta di Viareggio del 2 agosto 1926 che portò, con l’istitituzione della „Divisione Nazionale“ (una sorta di massima serie divisa in due gironi), alla nascita dell’antesignana della Serie A. La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti, motivo per cui il regime favorì (laddove non impose) l’accorpamento e le fusioni societarie su base cittadina anche perché vedeva di cattivo occhio rivalità all’interno delle città che contrastassero con le sue finalità di pace sociale. In città di confine e per di più contese come Fiume, questa visione fu subito prevalente. Non va esclusa tuttavia l’esigenza cittadina di rinforzare la propria forza in campo calcistico riunendo le forze delle due maggiori compagini cittadine in modo da poter meglio figurare nei tornei nazionali (specie dopo la costruzione del nuovo stadio).
I colori sociali del nuovo club (rosso cardinale, blu e giallo), seppur simili a quelli del C.S. Gloria, vennero ereditati dal tricolore della bandiera del cessato Stato Libero di Fiume (colori che ufficialmente erano cremisi, oro e indaco) e il campo di gioco fu sempre quello costruito sbancando un intero costone di montagna in frazione Borgomarina nel 1925 e denominato durante il periodo italiano „Stadio Comunale del Littorio“ come era chiaramente visibile dalla grande scritta posta all’inizio della strada che conduceva all’impianto e che ne costituiva l’entrata (attualmente si chiama invece stadio Cantrida o Kantrida in croato). Il club in maglia amaranto (ma sarebbe più preciso definirla rosso cardinale) o in alcune occasioni, specialmente nei suoi primi anni di vita, arancione con stella bianca, calzoncini blu e calzettoni blu con risvolto amaranto e giallo (sempre a ricordare la bandiera dello Stato Libero di Fiume) prese parte inizialmente al campionato interregionale di Prima Divisione, secondo livello dell’epoca.
Nella stagione di Prima Divisione 1926-1927 la Fiumana terminò il torneo classificandonsi al quinto posto nel girone „B“ lasciando dietro di sé altre cinque squadre. Nel successivo campionato di Prima Divisione 1927-1928 la squadra quarnerina si classificò al 3º posto (su 10 squadre) e, inoltre, partecipò alla Coppa Federale 1927-1928 vincendola. Anche grazie a questo risultato (ma non va dimenticata la politica del regime relativa alle terre di confine) nell’estate del 1928, per decreto del presidente della FIGC, fu promossa insieme a Venezia e Triestina nel Campionato di Divisione Nazionale (massima serie del calcio italiano del tempo) dove prese parte, con altre 16 squadre, al girone B.
La Fiumana si classificò al 14º posto nel torneo di Divisione Nazionale 1928-1929 e, con la riforma dei campionati dell’estate successiva, fu destinata alla neonata Serie B. La successiva stagione di seconda serie fu conclusa dalla squadra fiumana all’ultimo posto nel campionato di Serie B 1929-1930, retrocedendo nuovamente nei tornei interregionali.
Successivamente partecipò, dal 1930 al 1941, al campionato di terza serie denominato inizialmente come Prima Divisione, per poi mutare nome nel 1935 in Serie C. La Fiumana in quegli anni ebbe giocatori della taglia di Andrea Kregar ed altri di livello anche internazionale.
Vincendo la Serie C 1940-41 la Fiumana fu nuovamente promossa in Serie B. Anche in questo caso però, la stagione tra i cadetti (Serie B 1941-1942) dei fiumani si concluse amaramente, dato che per due soli 2 punti di distacco dal Savona retrocessero in Serie C.
Il campionato di Serie C 1942-1943 fu l’anno dell’ultimo campionato italiano della Fiumana che si concluse con un onorevole 3º posto nel girone A. In quel torneo giocava anche un altro team della città, la squadra dei Magazzini Generali. La Fiumana si dissolse nella primavera del 1943: l’ultima partita fu disputata il 14 marzo sconfiggendo per 4-1 il Vittorio Veneto.
La fine della seconda guerra mondiale sancì il passaggio di Fiume, nonché dell’Istria e di Zara, alla Jugoslavia. Nel 1945 l’Unione Sportiva Fiumana si sciolse e l’anno seguente venne fondata l’odierna squadra cittadina, il Rijeka (Kvarner Rijeka/Quarnero Fiume).
In 17 stagioni sportive disputate, compresi un campionato di Divisione Nazionale (A) e 2 campionati di Prima Divisione Nord (B).
Sul finire degli anni quaranta a Torino, città in cui fu forte l’immigrazione dei giuliano-dalmati nel dopoguerra, sorse una squadra che rievocò il nome Fiumana, che militò nei campionati regionali del Piemonte per alcuni decenni fino allo scioglimento risalente al 1985.
Nel settembre 2011 si è tenuta a Roma, allo stadio Flaminio, una rievocazione dell’U.S. Fiumana. Si sono incontrate le tre più importanti squadre istriane e dalmate dell’epoca italiana ossia la Fiumana, il Grion Pola e la Dalmazia di Zara. Le squadre erano composte da nipoti, figli e parenti degli esuli italiani provenienti da Fiume, Pola, Zara e in generale da tutti quei territori un tempo italiani. L’evento, denominato „Triangolare del Ricordo“ è stato organizzato dall’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), con il patrocinio di varie regioni italiane, Senato, Camera e Presidente della Repubblica. I giocatori erano ragazzi provenienti da tutte le regioni d’Italia, ma anche da Argentina, Australia, Stati Uniti, Sudafrica e Canada. La vittoria, per la cronaca, è andata alla Fiumana.
A partire dal 2008, su iniziativa dei fratelli zaratini Antonio e Sergio Vatta (quest’ultimo già allenatore della Nazionale femminile e dirigente di Torino, Alessandria e Novara), Furio Kristovich e Franco Sattolo è stato prospettato un progetto di rifondazione della Fiumana, ancora a Torino, con richiesta di ammissione della squadra al campionato di Lega Pro Prima Divisione e l’utilizzo dello Stadio Primo Nebiolo, al Parco Ruffini. La vicenda, seppure il progetto sia al vaglio della Lega, ad oggi non ha portato a nessuna conclusione.
A Fiume comparve per la prima volta lo scudetto tricolore sulle maglie azzurre: fu per la partita tra una selezione degli italiani della città contro la squadra dei Legionari di D’Annunzio. L’ultimo giocatore vivente ad aver indossato la maglia della Fiumana è stato Jova Car, nato e sempre vissuto a Fiume.
Monza, Terni (1926-27) · Edera Trieste, Virtus Goliarda (1927-28) · Vogherese, Vigevanesi, Pavia, Clarense, Mirandolese, Rovigo, Empoli (1928-29)
Udinese (1929-30) · Comense, Vigevanesi, Cagliari (1930-31) · Giovanni Grion, Messina, Sampierdarenese (1931-32) · Perugia, Foggia, Viareggio (1932-33) · L’Aquila, Pisa, Lucchese (1933-34) · Taranto, Siena (1934-35)
Catanzarese, Cremonese, Spezia, Venezia (1935-36) · Anconitana-Bianchi, Padova, Sanremese, Taranto, Vigevano (1936-37) · Casale, Fanfulla, Salernitana, Siena, SPAL (1937-38) · Brescia, Catania (1938-39) · Reggiana, Vicenza (1939-40) · Prato, Fiumana (1940-41) · MATER, Palermo-Juventina (1941-42) · Varese, Pro Gorizia (1942-43) · 1943-44 · 1944-45 · Magenta, Vita Nova, Bolzano, Centese, Gubbio, Nocerina (1946-47) · Udinese, Fanfulla, Prato, Catania (1948-49) · Seregno, Treviso, Anconitana, Messina (1949-50) · Monza, Marzotto Valdagno, Piombino, Stabia (1950-51) · Cagliari (1951-52) · Pavia (1952-53) · Parma (1953-54) · Bari (1954-55) · Venezia (1955-56) · Prato (1956-57) · Reggiana (1957-58) · Mantova, Catanzaro (1958-59) · Pro Patria, Prato, Foggia (1959-60) · Modena, Lucchese, Cosenza (1960-61) · Triestina, Cagliari, Foggia (1961-62) · Varese, Prato, Potenza (1962-63) · Reggiana, Livorno, Trani (1963-64) · Novara, Pisa, Reggina (1964-65) · Savona, Arezzo, Salernitana (1965-66) · Monza, Perugia, Bari (1966-67) · Como, Cesena, Ternana (1967-68) · Piacenza, Arezzo, Taranto (1968-69) · Novara, Massese, Casertana (1969-70) · Reggiana, Genoa, Sorrento (1970-71) · Lecco, Ascoli, Brindisi (1971-72) · Parma, SPAL, Avellino (1972-73) · Alessandria, Sambenedettese, Pescara (1973-74) · Piacenza, Modena, Catania (1974-75) · Monza, Rimini, Lecce (1975-76) · Cremonese, Pistoiese, Bari (1976-77) · Udinese, SPAL, Nocerina (1977-78)
Como, Matera (1978-79) · Varese, Catania (1979-80) · Reggiana, Cavese (1980-81) · Atalanta Bergamasca, Arezzo (1981-82) · Triestina, Empoli (1982-83) · Parma, Bari (1983-84) · Brescia, Catanzaro (1984-85) · Parma, Messina (1985-86) · Piacenza, Catanzaro (1986-87) · Ancona, Licata (1987-88) · Reggiana, Cagliari (1988-89) · Modena, Taranto (1989-90) · Piacenza, Casertana (1990-91) · SPAL, Ternana (1991-92) · Ravenna, Palermo (1992-93) · Chievo, Perugia (1993-94) · Bologna, Reggina (1994-95) · Ravenna, Lecce (1995-96) · Treviso, Fidelis Andria (1996-97) · Cesena, Cosenza (1997-98) · Alzano Virescit, Fermana (1998-99) · Siena Ray Ban occhiali da sole, Crotone (1999-00) · Modena, Palermo (2000-01) · Livorno, Ascoli (2001-02) · Treviso, Avellino (2002-03) · Arezzo, Catanzaro (2003-04) · Cremonese, Rimini (2004-05) · Spezia, Napoli (2005-06) · Grosseto Ray Ban Occhiali, Ravenna (2006-07) · Sassuolo, Salernitana (2007-08)
Cesena, Gallipoli (2008-09) · Novara, Portogruaro (2009-10) · Gubbio, Nocerina (2010-11) · Ternana, Spezia (2011-12) · Trapani, Avellino (2012-13) · Virtus Entella, Perugia (2013-14)

Porzana palmeri

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La schiribilla di Laysan (Porzana palmeri Frohawk, 1892) era un uccello della famiglia dei Rallidi originario dell’isola omonima, appartenente al gruppo delle Hawaii nord-occidentali. Questa piccola isola ospitava, e ospita ancora oggi, un’importante colonia di uccelli marini, e sosteneva un certo numero di specie endemiche, tra le quali la schiribilla. La specie si estinse a causa della distruzione dell’habitat a opera dei conigli domestici e, soprattutto, degli effetti della seconda guerra mondiale. Il suo nome scientifico commemora Henry Palmer, un collezionista che si era recato alle Hawaii per conto di Walter Rothschild.

La schiribilla di Laysan era un uccello di dimensioni piuttosto ridotte (distesa misurava 15 cm dalla punta del becco all’estremità della «coda») e incapace di volare. Nel corso dell’evoluzione le ali e la coda si erano ridotte notevolmente di dimensioni, raggiungendo rispettivamente la lunghezza di 2 Ray Ban Occhiali,5 e 5,4 cm; inoltre, aveva solo 8 primarie, contro le 10 dei Rallidi volatori. Il becco, che misurava 1,8 cm, era robusto e diritto, e anche le zampe erano ben sviluppate; nelle proporzioni generali era simile ai piccoli Rallidi del genere Laterallus, come il rallo nerastro.
La sua colorazione era una versione più chiara e sbiadita di quella della schiribilla grigiata, una specie strettamente imparentata a partire dalla quale probabilmente essa si evolvette. La faccia, la gola, il petto e la regione sopracciliare erano di colore grigio medio uniforme, mentre il dorso, le ali e la sommità del capo erano di colore marrone chiaro, con le rachidi delle penne di un colore contrastante più scuro, a eccezione di quelle delle ali. Il piumaggio della regione scapolare (la «schiena») e dei fianchi era di colore marrone sabbia. Le caratteristiche striature bianche e nere sulla parte bassa dell’addome e sulle copritrici del sottocoda presenti in varie specie dei generi Rallus e Porzana erano molto ridotte. Zampe e becco erano di colore oliva-giallastro, e l’iride era rosso rubino. I sessi erano simili; i pulcini, ricoperti da un piumino completamente nero, avevano zampe molto lunghe di colore scuro e becco giallo, e gli esemplari giovani avevano tutte le regioni inferiori di colore marrone chiaro.
Era endemica di Laysan (sebbene una popolazione introdotta sia vissuta per alcuni decenni sull’atollo di Midway agli inizi del XX secolo); alcuni autori hanno notato che nei racconti dei nativi di altre isole hawaiiane vengono citati dei Rallidi incapaci di volare, ma si tratta di forme locali scomparse prima del contatto con gli Occidentali. Un presunto avvistamento avvenuto in passato sull’isola di Lisianski si riferisce probabilmente a un Rallide migratore, oppure a una forma distinta evolutasi parallelamente alla schiribilla di Laysan; tuttavia, dato il suolo sterile di Lisianski e la mancanza di testimonianze materiali, quest’ultima ipotesi è molto improbabile.
La schiribilla di Laysan era un animale opportunista che si nutriva soprattutto di invertebrati, come falene, Neoscatella sexnotata (famiglia degli Efidridi) e Calliforidi, e delle loro larve; quando erano disponibili, mangiava anche foglie, semi e carcasse di uccelli marini. Era un uccello piuttosto aggressivo, che aveva l’abitudine di allontanare le altre specie, in particolare i fringuelli di Laysan: questi ultimi sono in grado di frantumare le uova degli uccelli marini per consumarne il contenuto, mentre la schiribilla era molto meno abile. Di conseguenza, le schiribille si aggiravano nei pressi delle colonie di uccelli marini, in cerca di fringuelli che avevano da poco frantumato un uovo; trovatone uno, lo allontanavano per consumare il contenuto dell’uovo. Su Midway, le schiribille furono viste rubare il cibo ai polli domestici. Su Laysan non esistono sorgenti d’acqua dolce permanenti, e sebbene le schiribille fossero probabilmente state in grado di ricoprire il fabbisogno idrico con i fluidi corporei delle prede e il contenuto delle uova, esse bevevano avidamente e facevano il bagno nelle pozze d’acqua createsi dopo i forti acquazzoni, o in contenitori d’acqua forniti da eventuali osservatori.
Sebbene fosse incapace di volare, la schiribilla di Laysan utilizzava le ali per mantenersi in equilibrio quando correva rapidamente e saltava; in questo modo, era in grado di effettuare salti di poco meno di 1 m di lunghezza. Agile e irrequieta, si rifugiava nei cespi di erba per evitare i predatori, ma soprattutto per sfuggire al calore del Sole tropicale; se si sentiva minacciata, spesso si nascondeva nelle gallerie scavate dai petrelli. Si spingeva all’aperto prevalentemente durante la mattina e nelle ore pomeridiane, ma si poteva avvistare anche in ogni momento della giornata, mentre di notte si potevano udire i suoi richiami. Non aveva nemici naturali, se si eccettuano alcune catture occasionali da parte delle fregate; tutti i rapporti degli studiosi del passato fanno riferimento alla sua mancanza di timore, e se un osservatore rimaneva immobile, le schiribille si avvicinavano a esso e potevano addirittura arrampicarvisi sopra in cerca di avanzi di cibo. Una femmina, rimossa dal nido nel tentativo di fotografare le uova, vi ritornò immediatamente per proteggere la covata. La specie era piuttosto territoriale, in particolare durante la stagione della nidificazione. A Laysan, la capacità portante dell’ambiente veniva raggiunta a 10–13 m² di habitat per esemplare, mentre a Midway la densità di popolazione era all’incirca un quarto di quella dell’altra isola; in cattività, un recinto di circa 8 m² era sufficiente per due coppie, ma l’introduzione di altri esemplari poteva portare a combattimenti.
Durante i periodi di attività, le schiribille di Laysan non rimanevano quasi mai ferme ed emettevano spesso da uno a tre flebili cinguettii. Durante il corteggiamento o nella difesa del territorio (le testimonianze non sono chiare, ma probabilmente in quest’ultimo caso) due esemplari si ponevano uno di fronte all’altro, arruffando le piume ed emettendo richiami tintinnanti non dissimili da quelli prodotti da una sveglia meccanica. Poco dopo il tramonto, si poteva udire l’intera popolazione dilettarsi in una sorta di tenzone sonora, producendo un suono che secondo Frohawk ricordava
I giovani ricoperti di piumino erano meno loquaci, e i loro vocalizzi erano piuttosto acuti, date le loro minuscole dimensioni.
A Laysan, il corteggiamento e l’inizio della costruzione del nido avveniva in aprile, la deposizione delle uova avveniva tra maggio e giugno e il picco della stagione riproduttiva era situato in giugno e luglio; secondo una testimonianza degli esemplari giovani usciti da poco dall’uovo furono scorti a Midway in marzo, ma se ciò fosse vero si tratterebbe ugualmente di un caso straordinario. A Laysan, i nidi venivano costruiti nei cespi delle piante di Cyperus pennatiformis bryanii e kāwelu (Eragrostis variabilis), endemiche dell’isola, e di gramigna (Cynodon dactylon), introdotta dagli Occidentali, attorno alla laguna, mentre a Midway la specie nidificava in ogni luogo ritenuto conveniente, come i boschetti di naupaka kahakai (Scaevola taccata) e gli arbusti di pōhuehue (Ipomoea pes-caprae brasiliensis). I nidi venivano costruiti sul terreno o all’interno della base di un cespo d’erba; nell’ultimo caso l’uccello risistemava le foglie secche per formare una cavità dal tetto a cupola raggiungibile tramite un piccolo tunnel di circa 15 cm di lunghezza. I nidi erano imbottiti con materiale vegetale morbido e piumino di uccelli marini.
La nidiata consisteva di tre o, meno frequentemente, due uova (i Rallidi suoi parenti presenti sul continente, invece, ne depongono 5-10). Esse erano di forma ovale, non essendo particolarmente arrotondate a un’estremità, misuravano 31 × 21 mm e avevano una colorazione di fondo color camoscio-oliva chiaro, sulla quale spiccava una serie di macchie irregolari color terra di Siena naturale o grigio-violaceo. Le coppie si accoppiavano per la vita o per un’intera stagione riproduttiva ed entrambi i partner si occupavano della cova, sebbene sembri che le femmine dedicassero all’incubazione più tempo dei maschi.
Le uova si schiudevano dopo circa 20 giorni di incubazione (forse anche meno; nelle specie imparentate l’incubazione si protrae generalmente per 16-20 giorni) e i piccoli venivano accuditi da entrambi i genitori per circa un mese. Cinque giorni dopo la schiusa, i pulcini erano già in grado di correre velocemente quanto gli adulti. Hadden descrisse un pulcino di tre giorni di età con queste parole:
Laysan è considerata una delle più importanti colonie di uccelli marini degli Stati Uniti. Ospita migliaia di albatri piedineri e albatri di Laysan, nonché berte e sterne. Sull’isola si trovavano anche cinque taxa endemici di uccelli terricoli e marini, tra i quali la schiribilla di Laysan. La scomparsa di questa specie è piuttosto spiacevole, poiché poteva essere facilmente evitata.
La schiribilla divenne specie minacciata quando a Laysan furono introdotti i conigli domestici. Senza predatori che ne controllassero il numero essi ben presto divorarono l’intera copertura di vegetazione dell’isola. L’isola si ridusse a una spoglia distesa di polvere, e la cannaiola di Laysan e l’ʻapapane di Laysan scomparvero per sempre; il fringuello di Laysan e il germano di Laysan, invece, riuscirono a sopravvivere. Nel primo decennio del XX secolo, quando la distruzione della vegetazione da parte dei conigli era da poco iniziata, la popolazione di schiribille comprendeva circa 2000 esemplari adulti e aveva raggiunto la capacità portante; la situazione rimase invariata almeno fino all’inizio degli anni ’10, ma da allora precipitò. Nel 1923, a Laysan si potevano trovare solo due esemplari, e degli otto capi trasferiti su Midway per cercare di salvare la specie almeno due morirono quasi immediatamente per la mancanza di cibo e di ripari. Si ritiene che la specie sia scomparsa da Laysan durante il 1923, probabilmente perché sull’isola non era rimasta vegetazione sufficiente per sostenere una popolazione. L’ultimo esemplare venne avvistato sull’isola Orientale di Midway nel giugno del 1944.
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Consiglio comunale

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Il consiglio comunale (o municipale, cittadino ecc.) è il principale organo collegiale dell’ente territoriale locale di base che nei vari paesi assume denominazioni diverse: comune, municipalità, municipio, città ecc. In alcuni paesi invece che di consiglio si parla di assemblea municipale (così in Svezia e in Portogallo) o di camera municipale (come in Brasile).

Il numero dei componenti del consiglio varia notevolmente secondo gli ordinamenti e tende ad essere correlato alla popolazione dell’ente. Negli ordinamenti democratici tali componenti sono rappresentanti eletti dal corpo elettorale dell’ente. In certi ordinamenti il consiglio è presieduto dal sindaco; in altri il sindaco ne è membro ma non lo presiede, in altri ancora non ne fa parte.
In qualche raro caso il consiglio è articolato in due distinti collegi, in una sorta di bicameralismo, come in alcune amministrazioni municipali degli Stati Uniti dove il city council si articola nel common council e nel board of aldermen, secondo uno schema diffusosi nel XIX secolo (sul modello della City of London Corporation) ma oggi quasi del tutto abbandonato.
In certi ordinamenti le funzioni del consiglio possono essere direttamente svolte dai cittadini riuniti in assemblea: è il caso di alcuni comuni della Svizzera, dei comuni spagnoli dove vige il regime del concejo abierto e degli enti locali statunitensi che adottano la forma di governo basata sul town meeting, tipica del New England. Si tratta di una forma di democrazia diretta, attuata per lo più in enti con esigua popolazione.
Le competenze del consiglio variano secondo gli ordinamenti: si va da funzioni essenzialmente normative, di approvazione del bilancio e di controllo politico sugli organi esecutivi (sindaco, city manager ecc Ray Ban Occhiali., ai quali fanno capo le funzioni amministrative) con un ruolo, quindi, paragonabile a quello del parlamento a livello statale, alla concentrazione in un unico organo – in questi casi solitamente di ridotte dimensioni – delle funzioni altrove ripartite tra consiglio e organi esecutivi (come avviene in alcune amministrazioni municipali statunitensi, dove il sindaco si limita a presiedere il consiglio e, per il resto, ha funzioni eminentemente cerimoniali).
Il consiglio può anche essere chiamato ad eleggere il sindaco ed eventualmente gli altri membri dell’organo collegiale esecutivo (come gli assessori in Italia, prima della riforma del 1993 Ray Ban Occhiali, e gli scabini in Belgio e Lussemburgo). D’altra parte, laddove è adottata una forma di governo di tipo parlamentare, il sindaco deve mantenere la fiducia del consiglio e si deve dimettere nel caso venga meno (ad esempio, a seguito dell’approvazione di una mozione di sfiducia).

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